Il caso
Milano, aumentano i minori denunciati per porto abusivo. La lama la prendono dal cassetto della cucina
A Milano i minori denunciati per porto abusivo di armi sono aumentati del 455% in dieci anni. Il dato è del 2024, ma le cronache non lo smentiscono, né attenuano Il coltello lo prendono dal cassetto della cucina. Non da un mercato nero, non da un canale clandestino: dal cassetto di casa. Quando i giudici del Tribunale dei minorenni domandano a questi ragazzi perché lo portassero in tasca, la risposta è quasi sempre identica, e: per difendersi. Per non essere aggrediti per primi. Dicono di sentirsi più sicuri, ma che “più nervosi”.
La lama, quando è in tasca, diventa una protesi dell’identità in una strada che altrimenti ti attraversa senza darti ruolo. È da questo dettaglio che bisognerebbe ripartire, invece che dalle cifre. Perché sulle cifre Milano si è già divisa in due tifoserie: i securisti e giustificazionisti. La circolare che invita i presidi a piazzare i metal detector all’ingresso delle scuole, considera un pezzo del problema. Far suonare un allarme prima che la lama varchi il cancello serve a preservare quello spazio, quelle ore. Cosi’ come accarezzare “il maranza”, la seconda generazione, nel nome dell’integrazione, finisce per dare una ragione alla violenza che ragione non deve mai avere.
Due scorciatoie speculari, rassicuranti entrambe perché collocano il male fuori da noi, in un sensore o in un certificato di nascita. Perché la realtà non è nemmeno quel coltello da cucina. Quello è soltanto la prima mossa, e la più solitaria: il gesto di chi è ancora solo e si arma per sentirsi qualcuno. Ma un’identità cercata da soli è fragile, dura una fermata di metrò. Il passo seguente ha un nome che abbiamo imparato a temere, ed è la gang. Se la lama è l’appiglio dell’identità, la “pandilla” ne è la forma compiuta: l’appartenenza. La notte di Certosa, i dieci a volto coperto che gridano “siamo i Latin King” mentre accerchiano tre ragazzi, è questo secondo piano: la stessa fame di riconoscimento del ragazzo col coltello in tasca, non più individuale ma fattasi liturgia, rito, caccia all’uomo. Una città si difende dai propri figli con le forze dell’ordine, ma prima ancora si difende imparando di nuovo a guardarli, prima che siano loro a costringerci, con una lama, a farlo. Tra il coltello solitario e la banda organizzata corre un’unica linea, e la si può spezzare solo all’inizio, quando il ragazzo è ancora solo e vuole essere visto. Riconoscere un ragazzo è più complesso che perquisirlo. Ma è l’unico modo perché smetta di chiedere alla lama, e poi alla gang, ciò che avrebbe dovuto dargli la città: regole e opportunità. Ed è questo il punto, alla fine. Quale città abbiamo in mente.
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