Prima il pestaggio, poi il video: nella violenza fra adolescenti l’ordine dei fattori si è rovesciato, e spesso si colpisce per poter riprendere. Milano conosce il copione meglio di altre città. A fine gennaio la procuratrice generale Francesca Nanni ha messo in fila i numeri del distretto: più 40% dei delitti contro la libertà sessuale commessi da minorenni e, per la prima volta da anni, iscrizioni per omicidio e femminicidio a carico di ragazzi sotto i diciotto. Cifre che sarebbe comodo archiviare alla voce ordine pubblico.

Comodo e sbagliato: da qui muove l’incontro “Disagio giovanile, bullismo, violenza. Testimonianze a confronto”, promosso da Noi Moderati Lombardia sabato 3 ottobre alle 10.30 alla Società Umanitaria, in via San Barnaba 48. Lo organizza e lo modera la senatrice Giusy Versace; al tavolo sulla scuola con suor Anna Monia Alfieri, la clinica con la psichiatra Rossana Giove e la psicologa Manuela Ponti, il diritto con l’avvocato Valeria Gerla, il lavoro con le famiglie con Maria Cristina Lorusso, presidente di “Io non ho paura del buio”. In videocollegamento Luca Massaccesi, dell’Osservatorio Nazionale Bullismo e Disagio Giovanile; conclude Mariastella Gelmini.

La cornice l’ha fornita il 30 settembre la Garante per l’infanzia e l’adolescenza Marina Terragni, che nella relazione al Parlamento ha parlato di “povertà relazionale”: ragazzi iperconnessi e soli, adulti che faticano a reggere il proprio ruolo educativo. Letta così, la violenza smette di essere un’anomalia e diventa il sintomo più rumoroso di un vuoto di legami. Nella metropoli che ha fatto della prestazione la propria misura, quel vuoto si vede prima, perché Milano anticipa: le tendenze, e anche le patologie.

Versace rifiuta la logica del giorno dopo: “A Milano, dove gli episodi di violenza tra giovani e di bullismo impongono un’attenzione ancora maggiore, non possiamo limitarci a intervenire dopo che il problema è esploso: bisogna prevenire, ascoltare e rimettere le famiglie al centro della rete educativa”. E indica nello sport lo strumento che “educa alle regole e al rispetto, ma soprattutto restituisce ai ragazzi la bellezza di relazioni e interazioni reali, non soltanto virtuali”.

Mariangela Padalino, capogruppo di Noi Moderati a Palazzo Marino, sposta il discorso sulla città costruita: “Non dobbiamo costruire luoghi per ragazzi perché sono ragazzi, ma luoghi nei quali i ragazzi vogliano andare”. Palestre aperte la sera, tornei fra quartieri, centri di aggregazione legati alle scuole, oratori ripensati. “La prevenzione comincia anche da dove mettiamo un campo da basket, da cosa succede in un parco dopo le 23 e dagli adulti che un ragazzo può incontrare”. Priorità che Padalino consegna al prossimo sindaco.

Il punto politico sta qui. Scuole, servizi, associazioni e società sportive nei quartieri esistono già; manca chi le faccia lavorare insieme, prima che arrivi la volante. Finché l’adolescenza resterà materia da cronaca nera, le città continueranno a contare i danni invece di prevenirli.