Nonostante in Italia si stia registrando un notevole aumento dei casi e dei morti da coronavirus, una bella notizia arriva dall’Ospedale Amedeo di Savoia di Torino dove un paziente di 97 enne ricoverato da sette giorni è clinicamente guarito dal covid-19, risultando negativo al tampone. Come sappiamo il focolaio italiano è concentrato maggiormente nelle regioni del Nord con una esponenziale crescita nelle zone delle Lombardia, ma anche del Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna. Per questo il professor Giovanni Di Perri, responsabile del reparto di Malattie Infettive all’ospedale dove il 97enne ha sconfitto il coronavirus, ci ha tenuto a dare questo annuncio con la speranza che queste notizie possano essere sempre più frequenti. Infatti il professore ha specificato che anche persone molto anziane possono guarire e che, anzi, nella maggior parte dei casi questo accade.

Nel caso specifico del 97enne, Di Perri ha spiegato che il paziente ha avuto solo dei sintomi lievi che non si sono complicati, ed è potuto così finalmente uscire e tornare a casa. “E’ un nostro vanto aver guarito un signore di 97 anni, le persone guariscono” commenta così l’infettivologo ospite di Radio24. Dal coronavirus quindi si può guarire anche se la fascia d’età riguarda quella più alta. “Certo, quello che ci preoccupano sono i malati, spicca questa mortalità alta”, spiega il professore facendo riferimento anche al farmaco napoletano prodotto per curare l’artride reumatoide, che ha dimostrato di poter essere efficace: “Il farmaco per l’artrite aiuta per ridurre l’accesso alla rianimazione, ridurre del 20% l’ingresso in rianimazione aiuterebbe già molto. Già usiamo questo farmaco, in qualche paziente domina il profilo infiammatorio”. Infatti da qualche giorno anche in Piemonte gli ospedali stanno utilizzando il tocilizumab sviluppato dall’azienda farmaceutica Roche, che ha dato la propria disponibilità a fornire gratuitamente il farmaco agli ospedali che ne faranno richiesta per impiegarlo contro il coronavirus.

IL FARMACO ANTI-COVID 19-  Il farmaco, attualmente impiegato per il trattamento dell’artrite reumatoide, non è indicato per il trattamento della polmonite da covid-19, specifica l’azienda farmaceutica Roche che lo ha sviluppato, ma la comunità scientifica sta dimostrando interesse al suo utilizzo dopo l’inserimento nelle linee guida cinesi. Oltre alla donazione del farmaco, l’azienda ha dato la propria disponibilità ad Aifa per avviare uno studio clinico sull’efficacia e la sicurezza di tocilizumab anche in questi pazienti. I primi ad utilizzare il farmaco tocilizumab sono stati i medici dell’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione “Pascale” di Napoli.
La sperimentazione su alcuni pazienti colpiti dal coronavirus  sta dando esiti positivi, riducendo i problemi portati dal virus che ha generato la pandemia. Il farmaco è un anticorpo monoclonale, cioè una proteina adeguatamente “rimaneggiata” e “costruita” in laboratorio per agire contro un’altra proteina, l’IL6, che invece favorisce l’infiammazione e la distruzione dei nostri tessuti.

 

LA SPERIMENTAZIONE A NAPOLI – Paolo Ascierto, direttore dell’Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Pascale di Napoli, ha spiegato che il “farmaco somministrato nel paziente in condizioni più gravi, e per questo intubato, e’ stato riscontrato il miglioramento maggiore. Tanto che – aggiunge il medico – si pensa addirittura di ‘stubarlo’. L’altro paziente è comunque migliorato, anche se non in modo così evidente come il primo”. Il farmaco Tocilizumab è usato anche nel trattamento della sindrome da rilascio citochimica dopo trattamento con le cellule CAR-T.

“E’ un anticorpo monoclonale – spiega Ascierto – che ha come obiettivo l’interleuchina-6, una citochina prodotta dal sistema immunitario e che caratterizza molte situazioni di infiammazione cronica. Non e’ quindi un antivirale”. Non agisce direttamente contro il virus, ma solo su una complicanza dell’infezione. “Nell’ambito di una situazione di stress respiratorio sappiamo che l’interleuchina-6 e’ la citochina maggiormente implicata“, spiega Ascierto.

Da qui l’idea di utilizzare il Tocilizumab. “Abbiamo sentito i medici cinesi – racconta il medico – che ci hanno detto di averlo utilizzato con successo su 21 pazienti e ci hanno consigliato addirittura di utilizzarlo prima che i pazienti finiscano in terapia intensiva. Nei loro casi il farmaco ha funzionato dopo sole 24-48 ore“. Sulla scorta di questi elementi Ascierto, in collaborazione con l’Unita’ di Oncologia dell’Azienda dei Colli di Vincenzo Montesarchio, ha deciso di utilizzarlo per la prima volta su due pazienti con Covid-19 ricoverati al Cotugno di Napoli. “Ora stiamo selezionando altri due pazienti e questa volta lo faremo specificatamente guardando a chi ha i livelli maggiori di interleuchina-6“, riferisce Ascierto. “Se anche in questi due casi avremo segnali positivi sara’ necessario attivare una task force, coinvolgendo anche l’Aifa, per valutare la possibilita’ di usare Tocilizumab come farmaco contro le complicanze da Covid-19, cercando in questo modo di liberare un po’ i reparti di terapia intensiva“, conclude.