Improvvisarsi pompiere dopo aver soffiato sul fuoco è un esercizio di ipocrisia. Matteo Lepore è ben allenato. Il sindaco di Bologna prima ha avvertito che «ci saranno altri scontri se le istituzioni non faranno il loro dovere», per poi affrettarsi a garantire che «d’ora in poi non lasceremo più le piazze ai violenti e agli antagonisti». Il caos scatenato dai teppisti dopo la morte di Abderrahim Fakir ha alzato un polverone politico contro il primo cittadino, che ha chiamato a raccolta i cittadini in piazza a poche ore dalla tragedia, senza che ci fosse stato neanche modo di accertare le eventuali responsabilità. La guerriglia urbana non può essere giustificata con la solita manfrina dei «casi isolati che macchiano una buona causa», ma tira in ballo le responsabilità politiche di una certa sinistra che non vuole recidere il cordone ombelicale con le frange violente.

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, assicura «tolleranza zero nei confronti di chi pensa di poter sfasciare tutto, di terrorizzare le persone perbene, di trasformare i nostri quartieri in zone franche». E se la prende con Lepore: «Era evidente che quella scelta sarebbe suonata come una condanna a priori delle Forze dell’Ordine e un ottimo pretesto per i soliti noti dei centri sociali e del mondo antagonista di mettere a ferro e fuoco Bologna, alimentare lo scontro sociale, aggredire la Polizia e seminare violenza in città». Anche Matteo Salvini va all’attacco, accusando il sindaco di non aver dato il via libera al taser: «Mi risulta che non abbia permesso ai suoi agenti della polizia locale di dotarsi della pistola a impulsi elettrici».

In diverse città d’Italia, le amministrazioni di sinistra corteggiano l’area extraparlamentare violenta, cercando di farla diventare una parte istituzionalizzata. Perciò il leader di Azione, Carlo Calenda, chiede le dimissioni di Lepore: «Non sappiamo ancora cosa è avvenuto al Pilastro e quindi non si organizza una manifestazione se non sai cos’è avvenuto. Perché altrimenti quella manifestazione diventa una manifestazione contro le forze di polizia. Poi ha detto che se le istituzioni non daranno risposte, succederanno altre cose. Ma tu sei responsabile dell’ordine pubblico nel tuo Comune. Io penso che uno che fa una cosa del genere si debba dimettere». Anche Mariastella Gelmini, senatrice di Noi Moderati, ritiene che Lepore «abbia commesso un errore nel mobilitare la piazza di Bologna senza accertare prima i fatti».

E c’è chi va oltre le responsabilità politiche del sindaco. Marco Lisei, senatore di Fratelli d’Italia, presenterà un’interrogazione parlamentare per conoscere la verità: «Apprendiamo che non avrebbe neppure comunicato l’evento alla Questura. Un fatto che confermerebbe tutta la sua inadeguatezza a ricoprire una carica di cui si dimostra totalmente indegno». Il Comune di Bologna però specifica che mai «è stata formulata alcuna richiesta formale di annullamento del presidio per motivi di ordine e sicurezza pubblica, ma si è dialogato a livello istituzionale per gestire l’ordine pubblico come in tutte le altre occasioni».

Si muove anche il Sindacato Autonomo di Polizia, che ha dato mandato all’avvocato Valter Biscotti di agire in tutte le sedi opportune «affinché il sindaco risponda dei danni causati in seguito alla manifestazione da lui convocata». Decisione accolta con soddisfazione da Gianni Tonelli, responsabile del Dipartimento Sicurezza e Immigrazione della Lega: «L’azione irresponsabile di Lepore ha inutilmente esposto, con una prevedibilità sfacciata, i colleghi a inutili rischi, al punto tale che 64 di questi sono rimasti feriti».