Milano risponde al bisogno d’Europa che aleggia tra chi sente di portarne l’idea alle prossime elezioni. Con l’entusiasmo delle grandi occasioni, proprie dei suoi appuntamenti, il Parenti apre la sua Sala Grande per accogliere gli oltre settecento partecipanti accorsi al lancio di Europeisti.eu, il nuovo movimento riformista promosso da Piercamillo Falasca, Daniele Nahum e Sergio Scalpelli. Nel giorno del bombardamento della Cattedrale della Dormizione a Kyiv, il primo pensiero a chi per l’Europa combatte. Milano volge lo sguardo ai popoli ucraino e georgiano, che rivendicano il desiderio europeo di libertà e democrazia.

«È grazie all’Europa che possono unirsi visioni differenti», dice Falasca. «L’attuale bipolarismo, influenzato da forze filorusse e anti-occidentali, da Vannacci a Conte, rischia di aprire le porte a una campagna elettorale che vedrà il nostro Paese sotto l’attacco della disinformazione e della propaganda del Cremlino». Europeisti.eu non è una riedizione del terzo polo, questo ci tengono a dirlo Falasca e Nahum. Bensì la giusta soluzione per sconfiggere i bipopulismi. Un progetto che non può che se non da Milano. «Perché è qui che il riformismo è maggioranza e qui possono unirsi tutte le forze che in Europa votano insieme contro la destra xenofoba e contro la sinistra anticapitalista e fintamente pacifista». Spiega Nahum. Parole, quelle dei padri di Europeist.eu, che rispondono in anticipo alla domanda “Europa perché?” a sua volta titolo dell’intervento di Mario Monti. «Già nel 2011, abbiamo superato il bipolarismo». Ricorda l’ex premier «Oggi ci troviamo di fronte a un’Europa che, dopo un anno di timidezze ed errori, si è accorta che l’ombrello protettivo degli Stati Uniti non esiste più. E proprio in questo momento, mi sento ancora più orgoglioso di essere europeo». Per Monti, l’Europa ha ancora la forza di integrare e così trasforma. La rinuncia ai personalismi e agli interessi nazionali, a vantaggio degli obiettivi condivisi, è stata possibile in passato. Può essere replicata oggi.

«Difesa delle società occidentali, esistenza dello stato di Israele, difesa del popolo palestinese liberato dai tagliagole di Hamas». Luigi Marattin, deputato e Segretario del Partito Liberaldemocratico, traccia la strada per superare i brand che da decenni condizionano la politica nazionale e lavorano unicamente a sconfiggere l’avversario. Marattin è pragmatico. Rivendica «l’indipendenza da schieramenti che non ci rappresentano» e fa appello all’unità di tutte le forze piccole che si uniscano. «Et pluribus unum», dice ricordando il motto delle tredici colonie che hanno dato vita agli Stati Uniti d’America. Un progetto partito dalla condivisione della difesa, del debito pubblico e degli intenti futuri. Altrettanto dovrebbe fare l’Europa. L’Ucraina è lo stesso punto di partenza dell’intervento di Pina Picierno. «Kyiv è già Europa». Scandisce la fondatrice di Spazio pubblico. È lì che si protegge il futuro della nostra democrazia. «Ma l’Europa così com’è è insufficiente. Bisogna mettere a fattor comune difesa, ricerca e industria». Per fare la sua parte, l’Italia deve uscire dal populismo in cui è prigioniera. “A destra, il lessico imbarazzante ricorda il nostro passato peggiore. A sinistra si percepisce la totale assenza di una cultura di governo”. Infine il leader di Azione, Carlo Calenda, richiama il coraggio delle scelte. «La nostra battaglia si chiama Europa». Calenda spiega come di fatto si debba prendere esempio dagli avversari. «Trump e gli autocrati hanno fatto una scleta di identità. L’Europa deve fare altrettanto».

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Antonio Picasso, giornalista e consulente di comunicazione. Ha iniziato a scrivere di economia, per poi passare ai reportage di guerra in Medio Oriente e Asia centrale. È passato poi alla comunicazione d’impresa e istituzionale. Ora, è tornato al giornalismo. Scrive per il Riformista ed è autore del podcast “Eurovision”. Ha scritto “Il Medio Oriente cristiano” (Cooper, 2010), “Il grande banchetto” (Paesi edizioni, 2023), “La diplomazia della rissa” (Franco Angeli, 2025).