Il ministro ha messo tutti i dossier in stand-by (ma FI lotta)
Nordio e il cantiere giustizia: in quattro anni, abolizione dell’abuso d’ufficio a parte, non è stato fatto granché e il rapporto con la magistratura associata non aiuta
Dove eravamo rimasti? Il Parlamento riapre e con le Camere torna a riaccendersi anche il cantiere della giustizia. Solo che, dopo la bocciatura referendaria della separazione delle carriere fra pm e giudici, il governo si ritrova adesso davanti a un problema: da dove ripartire? I dossier non mancano. Anzi. Il problema è che molti sono fermi nei passaggi parlamentari, mentre altri si trascinano stancamente da mesi tra annunci, mediazioni e rinvii. Carlo Nordio, in vista del referendum, aveva messo tutto in stand by, confidando sul fatto che con la vittoria del Sì tutto sarebbe stato più facile. Risultato? In quattro anni, a parte l’abolizione dell’abuso d’ufficio e alcune riforme minori, non è stato fatto granché. E se il bilancio non è completamente negativo lo si deve all’impegno di Forza Italia.
A ciò si aggiunge il rapporto con la magistratura associata che, in questo momento, non aiuta. Enrico Costa, capogruppo degli azzurri alla Camera, ha sottolineato più volte quanto sia diventato difficile, se non impossibile, il confronto con l’Associazione nazionale magistrati dopo il referendum. Se lo scenario non è esaltante, c’è un provvedimento che può allora diventare il primo test della ripartenza: il cosiddetto ddl Zanettin sul sequestro degli smartphone. Lo smartphone non è più un semplice telefono. Contiene messaggi, fotografie, email, documenti, dati bancari, informazioni personali e professionali. Può raccontare anni della vita di una persona e, inevitabilmente, anche quella di soggetti completamente estranei alle indagini. Proprio per questo il Parlamento aveva cominciato a mettere mano a una disciplina specifica. Il disegno di legge presentato da Pierantonio Zanettin (FI) e Giulia Bongiorno (Lega) è stato approvato dal Senato il 10 aprile 2024. Arrivato alla Camera si è però subito impantanato.
Nel dettaglio, il testo punta a introdurre regole più precise sul sequestro dei dispositivi informatici, prevedendo il controllo del giudice e una disciplina delle operazioni tecniche e della selezione dei dati. L’obiettivo è evitare che il sequestro di uno smartphone da parte del pm diventi una sorta di autorizzazione generale nei confronti del maresciallo al voyeurismo nella vita digitale dell’indagato. Il principio è semplice: se il telefono può contenere tutto, proprio per questo non può essere considerato una prova da acquisire senza limiti ma deve sostare alle stesse regole delle intercettazioni telefoniche. La questione è diventata ancora più delicata alla luce della recente giurisprudenza europea sull’accesso ai dati contenuti nei dispositivi elettronici. Senza dimenticare che anche quella italiana è intervenuta più volte al riguardo. Il ddl, peraltro, si è poi intrecciato con quello, altrettanto delicato, del trojan, il captatore informatico che trasforma il cellulare in una micro spia.
Il ddl Zanettin può dunque essere un buon punto di partenza per la nuova fase di Nordio. Il No, infatti, ha cancellato il principale obiettivo politico della legislatura sul fronte della giustizia, ma non ha cancellato i problemi degli uffici giudiziari, delle carceri, del processo penale e civile, delle intercettazioni e della prova digitale. In questi giorni passeremo quindi in rassegna gli altri dossier rimasti sul tavolo di via Arenula, per capire quali riforme abbiano davvero la possibilità di ripartire e quali rischino invece di restare impigliate nella legislatura.
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