Il Garante nazionale ha aggiornato i conti al 31 luglio: 64.791 detenuti per 46.348 posti realmente disponibili, cioè il 139,79%. Sulla carta, la capienza «regolamentare» sarebbe di 51.244: quasi cinquemila letti che esistono nei registri e non nelle celle. Sette istituti sono al duecento per cento o oltre, altri 69 fra il 150 e il 199, soltanto 27 stanno sotto capienza. Lucca tocca il 254. Martedì sera un detenuto si è tolto la vita a Torino, il quarto quest’anno in quell’istituto; nel 2025 furono 82 in tutta Italia.

Poi c’è il conto che lo Stato paga per tutto questo. Dopo la condanna Torreggiani del 2013, il legislatore ha scritto l’articolo 35-ter dell’ordinamento penitenziario: chi è stato detenuto in condizioni inumane ha diritto a un giorno di sconto ogni dieci, oppure a otto euro al giorno se la pena è finita. Nel 2025 i reclami sono stati 11.900 e gli accoglimenti 6.539, quattro su cinque; in tre anni oltre diciassettemila. Tradotto: la magistratura di sorveglianza certifica ogni giorno, con provvedimento, che lo Stato viola l’articolo 3 della Convenzione, e lo Stato salda a tariffa. L’inumanità ha un listino.

Nel frattempo si è fatto di tutto: decreti carceri, assunzioni, l’albo delle comunità, da tre settimane la legge sui domiciliari terapeutici per i tossicodipendenti. Provvedimenti seri, alcuni giusti. Ma i numeri di luglio dicono che, misurati sul risultato, sono stati tempo perso: l’affollamento era al 138 ad aprile ed è al 140 oggi. Non basta una legge per una categoria quando la stiva è piena per tutti. Calamandrei, nel 1949, intitolò un suo scritto sulle prigioni «Bisogna aver visto»: chi legifera sul carcere dovrebbe averlo guardato in faccia.

Chi lo ha visto sa che l’articolo 27 della Costituzione — pene non contrarie al senso di umanità — non tollera altre rilevazioni trimestrali. Serve un provvedimento straordinario, e lo si chiami pure come si vuole: liberazione anticipata speciale, misura deflattiva una tantum, clemenza. Non per premiare nessuno, ma per riportare il sistema dentro la legalità; dopo, si torna al regime ordinario, con le regole di sempre applicate a numeri umani. Fino ad allora continueremo a risarcire la vergogna a otto euro al giorno. Uno Stato che ha già messo a bilancio la propria inumanità ha ammesso tutto: gli manca solo di agire di conseguenza.

www.stefanogiordanoepartners.it