Pubblichiamo un ampio stralcio dell’intervista di Giovanni Minoli al magistrato Luca Palamara, trasmessa giovedì pomeriggio su Radio 1 (“Il Mix delle cinque”). Questa intervista fa seguito a una precedente intervista che andò in onda a novembre e nella quale Palamara aveva proclamato la sua innocenza e aveva detto che aspettava che venissero rese pubbliche le carte dell’inchiesta, visto che fino a quel momento erano usciti (illegalmente) solo brandelli di intercettazioni pubblicati sui giornali

Le carte dell’inchiesta della Procura di Perugia su Luca Palamara sono state depositate, ora sono pubbliche e gli stessi PM di Perugia hanno escluso ogni forma o tipo di corruzione per i 40 mila euro di cui si è lungamente parlato.

Eppure noi abbiamo letto sui giornali i contenuti di tutti gli incontri registrati che lei ha avuto con gli altri magistrati per discutere le nomine delle Procure italiane. Com’è possibile?
La Procura di Perugia ha trasmesso le intercettazioni al Consiglio Superiore della Magistratura, dopodiché nel mese di maggio quelle intercettazioni sono state interamente pubblicate e riportate dagli organi di stampa.

La titolarità, e quindi, la responsabilità di quei materiali registrati ce l’ha la Procura, Csm? Chi ce l’ha?
Direi entrambi perché il Codice di Procedura Penale individua come titolare il Procuratore della Repubblica. In questo caso si aggiunge il Consiglio Superiore della Magistratura che aveva la disponibilità di queste carte.

Uno dei due o tutti e due insieme l’hanno fatta uscire?
Questo non sta a me dirlo. Sarà oggetto di accertamenti. Si trattava di atti non depositati dei quali gli indagati non erano a conoscenza, ma come nel mio caso, ne sono venuto a conoscenza tramite la lettura dei giornali.

Una volta il Procuratore Gratteri, durante un’intervista, mi ha detto che la titolarità e la custodia, quindi la responsabilità di quei materiali è di esclusiva pertinenza dei pm o della polizia giudiziaria. In questo caso si aggiunge il Csm.
Il Procuratore Gratteri è un esperto in materia. In questo caso, si aggiunge, l’organo al quale erano state trasmesse per primo.

Parliamo del Trojan, di quello strumento, nuovo, che è stato utilizzato per indagini su di lei e in tante altre indagini. È uno strumento valido?
Assolutamente sì, parlo da vecchio giurista, sia nei casi di mafia che di terrorismo, che in quelli di corruzione ha sicuramente consentito un livello ulteriore di aggressione ai criminali e alla scoperta di tutti questi delitti. Ovviamente deve essere maneggiato con attenzione soprattutto perché coinvolge un tema assolutamente rilevante che è anche quello della tutela della privacy delle persone estranee al reato, che possono trovarsi catapultate in vicende che non le riguardano.

È mai possibile che lei, che ha fatto delle inchieste molto importanti, ricordo una per tutte, Calciopoli, non si sia accorto che gli avevano messo il Trojan nel telefono?
Assolutamente no, perché le mie conversazioni riguardavano prevalentemente o la mia attività di lavoro o attività politico-giudiziaria, per questo non pensavo potessero mai avere rilievo penale.

Un pubblico ministero come lei che non si è accorto di essere intercettato… Difficile da credere.
Io ho ispirato la mia vita sempre al rispetto delle regole, alla lealtà e alla trasparenza dell’agire, quindi non pensavo mai che potesse capitare a me.

Per essere concreti, io ho letto sul Fatto quotidiano, che nel caso della nomina a vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura del dottore Ermini, lei avrebbe avuto un ruolo decisivo.
Io su questo non voglio rispondere. È una considerazione del giornale e come tale la domanda va posta al giornalista. Posso dire che le correnti sono state assolutamente determinanti nella nomina del vicepresidente

Anche nel caso di Ermini, il ruolo delle correnti è stato determinante come lo è stato in tutte le nomine finora?
Il ruolo delle correnti è determinante perché il Vicepresidente, la Costituzione prevede che venga eletto tra i laici, quindi è necessario un accordo tra le componenti della Magistratura che notoriamente al Consiglio superiore della Magistratura si raggruppano nelle cosiddette correnti. Quindi se non c’è l’accordo delle correnti non vi può essere alcuna nomina.

Dunque è valso anche per Ermini il metodo delle nomine correntizie: me lo conferma?
Certo che sì, se non ci fosse accordo, non vi potrebbe essere nomina.
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Ancora uno stop. noi abbiamo cercato tre volte il presidente Ermini per avere la sua versione dei fatti, ma il Presidente si è sempre sottratto ad ogni domanda in proposito. Ma riprendiamo l’intervista con Palamara.
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Lei pensa che ci sia una relazione tra le nomine da fare nelle Procure italiane all’epoca delle intercettazioni che sono state fatte e le intercettazioni che la riguardavano?
Diceva qualcuno che a “pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”.

Gli altri indagati: Amara, Calaforiore e Longo. Chi sono esattamente?
Guardi, l’avvocato Calafiore non l’ho mai visto e conosciuto in vita mia. L’Avvocato Amara penso di averlo visto due volte in eventi conviviali e il dottor Longo l’ho visto una volta. Non ho mai avuto né rapporti, né frequentazioni, né numeri di telefono né quant’altro con loro.
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Ancora uno stop : rispetto all’intervista di novembre c’è una novità: oggi con le carte depositate, si vede che anche i pubblici ministeri di Perugia riconoscono la verità di quello che afferma Palamara e ritorniamo all’intervista
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Perché partecipava alle nomine…
Perché c’era una necessità di capire quello che era il mio ruolo.

Comunque tutto è sembrato un suk, un mercato delle nomine… Le nomine nella magistratura funzionano come un mercato?
Il termine suk è qualcosa di estremamente negativo, nel quale non mi riconosco. Io posso dire che ho fatto parte del Consiglio Superiore dal 2014 al 2018, sono state realizzate più di mille nomine. Sfido chiunque a dire quali sono state al di sotto del livello di soglia. Io penso che tanti uffici giudiziari hanno tanti importanti magistrati che li guidano. Si può fare meglio, sicuramente, ma da qui a demonizzare tutto quello che è stato fatto è un’operazione sbagliata.

… senza demonizzare, sempre nominati dalle correnti.
Perché è innegabile che le correnti siano il momento attraverso il quale la gestione del potere giudiziario viene effettuato. Le correnti dominano il mondo della magistratura. L’obiettivo è far sì che le correnti possano aspirare sicuramente a valori più alti.

Nel suo caso, c’erano anche parlamentari insieme a voi a discutere di quelle nomine. Magistrati e politici che si spartivano la giustizia italiana. Questa è l’impressione che c’è stata. Ma le sembra normale?
Io non voglio affrontare in questa sede la sfera etica dei comportamenti e non mi ritrovo assolutamente nella definizione o nell’accusa che magistrati e politici si distribuiscono gli incarichi. Nel caso dell’On. Ferri, si tratta di un collega Magistrato che conosco sin da bambino, i nostri padri erano Magistrati. Nel caso dell’On. Lotti, ho avuto modo di conoscerlo come Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio al quale due grossi esponenti del mondo politico-istituzionale della magistratura stessa si rivolgevano per affrontare questioni relative alla giustizia.

Però l’On. Lotti che era presente era un parlamentare inquisito proprio dalla Procura di Roma…
Io non ho frequentato l’On. Lotti come indagato del procedimento Consip, ma l’ho frequentato prima come Sottosegretario e poi come Onorevole. Nel momento delle cene, tengo a precisare che l’On. Lotti era stato già tecnicamente rinviato a giudizio, quindi la sua vicenda processuale con la Procura di Roma era già finita e mai e poi mai ho potuto in qualche modo interferire o influenzare qualcuno.

Quindi i parlamentari non erano protagonisti attivi delle discussioni? Comunque non erano decisivi…
Erano discussioni fatte in assoluta libertà, il luogo decisionale delle nomine è uno solo: la Quinta Commissione del Consiglio Superiore della Magistratura e, tutto quello che avviene fuori è sempre avvenuto come momento di discussione politico-giudiziaria.

Lo stesso pm di Perugia che raccomandava alla polizia giudiziaria di spegnere i microfoni nel caso di incontri con parlamentari che fossero frutti di appuntamenti prefissati. In quel caso c’erano stati appuntamenti prefissati?
Io mi sono sempre mosso con appuntamenti prefissati. Raramente non sono incontri prefissati.

Fino a oggi, ogni nomina nelle procure ha alle sue spalle una storia di accordi tra correnti.
Le correnti sono immanenti, dominano il sistema giudiziario. Non solo nel senso deteriore del termine, come momento fisiologico e inevitabile di trovare un meccanismo attraverso il quale gestire il più corretto funzionamento del potere giudiziario.

Dopo tutto quello che abbiamo detto, lei ha capito cosa c’è dietro l’angolo?
In questi ultimi tempi ho spesso l’immagine ricorrente di un palazzo che rischia di crollare, però è necessario che tutti si adoperino affinché questo non accada.