Dopo dieci anni di guerra, Troia era diventata un museo. Questa era la penna di Heiner Müller, il drammaturgo di Eppendorf, riammesso all’Associazione Tedesca degli Scrittori solo nel 1988, poco prima del crollo della Deutsche Demokratische Republik. Lo Stato degli operai, dei contadini e degli intellettuali. Oggi, la Germania – soprattutto i suoi territori orientali – è proprio questo: un museo a pagamento che custodisce il catorcio di quella che fu la locomotiva d’Europa.

Un’Europa tramortita dal risultato della tornata elettorale in Sassonia-Anhalt. Afd 44,6%. Cdu 16,9%. Linke 8,4%. Spd 9,1%. Verdi 8,9%. BSW 5,2%. E l’affluenza dell’80% è un record storico, il dato più alto nella regione dal 1994. Stato federale con capitale Magdeburgo, passata dall’essere uno dei più rilevanti centri dell’industria pesante e bellica del Terzo Reich al motore della produzione metalmeccanica e dell’ingegneria pesante durante la DDR, attraversata dai bombardamenti degli alleati e dal classicismo sovietico, fino ad arrivare ai nostri giorni. Lo scenario è il seguente: salari bassi, un tasso di povertà al 22%, declino industriale, una transizione economica post-riunificazione finita male, promesse di benessere diffuso mai realizzate. Per non parlare dei grandi progetti tecnologici che miravano al rilancio della regione, come ad esempio l’investimento da 33 miliardi di euro da parte di Intel per la gigafactory di semiconduttori, naufragato nella primavera del 2025.

L’aumento esponenziale del numero di tedeschi recatisi alle urne è proporzionale alla crescita dell’insofferenza accumulata verso la retorica liberale, verso l’aumento del costo dell’energia, verso una politica estera di guerra senza fine alla Russia che non combacia- secondo gli elettori di Afd- con l’interesse nazionale, verso sedici anni di rigorismo merkeliano amalgamato allo Schwarze Null di Schäuble. Fondamentalismo economicistico. E non è un caso che sia proprio la Sassonia-Anhalt, un tempo regione della grigia DDR, ad aver offerto ad Alternative für Deutschland il suo primo eclatante successo elettorale. Non è un caso, se a Dessau-Roßlau i sostenitori di Ulrich Siegmund hanno intonato Auferstanden aus Ruinen. Romanticissimo inno della Repubblica Democratica Tedesca. Non è un caso se Sahra Wagenknecht, leader di BSW ed ex iscritta al SED, non esclude di poter sostenere Siegmund alla “terza tornata del voto” per consacrarlo premier del Land, mentre la Cdu chiude le porte all’ultradestra. E non è un caso se Afd conquista il 60% del voto operaio e incassa il 40% del voto giovanile.

“Ostalgie” e futuro. Nostalgia di uno stato sociale andato in frantumi e speranza di poter costruire una prospettiva nazionale per- attualizzando le parole di Jenny Erpenbeck– risollevare le sorti “di uno Stato senza denti, un vecchio cane pieno di acciacchi”. La Germania dell’Est esiste ancora, con i suoi Ossi. Queste elezioni ne sono la testimonianza. Attenzione: il manifesto e l’impianto valoriale di Afd è un intruglio pericoloso di indirizzi demagogici e di sbavature xenofobe, ma non tutti coloro che hanno votato il partito di Alice Weidel sono dei pericolosi neonazisti. È il desiderio di una svolta, di una nuova Wende, è la rabbia popolare che le sinistre sono incapaci di organizzare, di intercettare, di comprendere, di studiare. Forse, i cittadini che oggi desiderano “la chiusura ermetica” delle frontiere sono gli stessi che condividerebbero alcuni passaggi dell’autodifesa di Honecker davanti al Tribunale di Berlino. Nella DDR i bambini crescevano più spensierati, più felici, più istruiti, più liberi dei bambini delle strade e delle piazze dominate dalla violenza della BRD. Pretendono sicurezza, ma guardano a soluzioni sbagliate. I malati si renderanno conto che nel sistema sanitario della DDR, nonostante le arretratezze tecniche, erano dei pazienti e non oggetti commerciali del marketing dei medici. E forse, il sistema e l’ordine scaturito dal post-’89 non ha portato in dote giustizia, uguaglianza, solidarietà e dignità.

Mentre, durante la campagna elettorale in Sassonia-Anhalt, l’anchilosato Spd annunciava un timido Wir sind der Deich- noi siamo l’argine- i nazionalisti promettevano Alles ist möglich. Tutto è possibile. Ma la diga era troppo fragile per arrestare una frustrazione in piena. I tedeschi non vogliono morire in un museo, da reperti. Pretendono un’alternativa. Questa, non può provenire da un partito che suggerisce l’abolizione dell’inclusione scolastica, l’istituzione di classi differenziate e separate per i bambini disabili e per quelli stranieri. Un partito che prevede lo ius sanguinis come unico criterio per ottenere la cittadinanza tedesca. Ma è altrettanto vero, che l’alternativa non può nascere dalle élite liberali che si rifiutano di confrontarsi con la rabbia dei vinti e dei dimenticati. Portatrici di un paradigma economico e culturale oramai indifendibile. Come scriveva John Steinbeck: “Nell’anima degli affamati i semi del furore sono diventati acini, e gli acini grappoli ormai pronti per la vendemmia”. Ecco, serve una svolta radicale. Perché la vendemmia è già iniziata.