Politica
Picierno, Calenda, Marattin. Ora serve portare quanti più socialisti nel terzo polo
Pina Picierno ha lasciato il Pd e in poche ore ha ricevuto 7.500 adesioni alla sua associazione Spazio pubblico. La sua analisi è la nostra, è quella di Carlo Calenda, quella di Luigi Marattin, quella di Elisabetta Gualmini, quella dei tanti movimenti e circoli che non si riconoscono nell’attuale bipolarismo condizionato, quando non dominato, dagli estremi.
All’addio di Picierno, l’area vicina a Schlein si è rammaricata dell’abbandono senza scadere nella retorica del partito che, come la moglie, non si può abbandonare. E addirittura tradire. D’altronde chi può tradire una storia e una identità che non ci sono? Un paio di socialisti del povero Psi hanno invece voluto distinguersi per officiare un servizio non richiesto. E hanno accusato la Picierno di opportunismo, di puntare solo alla riconferma della vice presidenza del Parlamento europeo e chi più ne ha più ne metta. Questo mi ricorda una pagina poco nobile della storia del socialismo italiano, quando Valdo Magnani, segretario del Pci di Reggio Emilia, finita la sua relazione, estrasse un foglietto in cui aveva scritto, quando si era alle prese con l’eresia titoista, nel 1951, che il passaggio dei confini dei carri armati sovietici non poteva essere la nostra rivoluzione. Fu boicottato, sostituito, minacciato e poi cacciato. Ma già prima che Togliatti, tornando da Mosca, ebbe a pronunciare la famosa frase sui pidocchi (Magnani e Cucchi di Bologna) sulla criniera di un cavallo, Nenni scrisse un editoriale sull’Avanti, prendendo le distanze dalla posizione di Magnani. Nenni seppe ravvedersi, e iniziò nel 1956 il percorso dell’autonomia dal Pci. Così Magnani nel 1957 aderì al Psi. Speriamo che sappia ravvedersi anche l’attuale ben più minuscolo Psi. Quello che ci divide da questo partito è la collocazione. Maraio, reduce da un risultato positivo a Salerno, tiene il suo partito ben dentro il campo largo e stringe affettuosi patti di amicizia con Conte e Fratoianni, noi invece siamo ben dentro il polo che rifiuta questo bipolarismo assurdo politicamente e dannoso per l’Italia.
Fermenti dunque nell’area liberalsocialista, con un primo patto federativo tra noi, Socialdemocrazia, il Comitato Vassalli, Ora, Risorse Umbria, aperto ad altri movimenti e associazioni. A settembre a Bologna, dopo un’assemblea costitutiva, si eleggeranno gli organi della Federazione. Poi si guarderà oltre. Certo al movimento di Pina Picierno, e poi a quello di Luigi Marattin e certamente ad Azione di Carlo Calenda che resta il perno di tutta l’operazione. Nelle scelte di numerosi compagni socialisti c’è solo la speranza di portare i socialisti, quanti più socialisti, nel Terzo polo, perché non siano supini al Pd della Schlein e alleati innaturali di Conte e Fratoianni. E umiliati da quel fronte del no alla legge europea sulla giustizia: quella rivendicata da Pannella, Tortora e Vassalli. E schiavi di quella sinistra che non è scesa in piazza quasi mai per difendere i diritti del popolo ucraino offeso dall’aggressione russa, che pur condannando il governo Netanyahu non riconosce che il macello è iniziato il 7 ottobre. La sinistra di oggi prende posizione sempre e solo contro l’Occidente, D’altronde come si farà a governare l’Italia se uno dei leader della sinistra, Fratoianni, propone che l’Italia esca dalla Nato mentre Vannacci, probabile alleato della destra ipotizza l’Italia fuori dall’Europa. Il bipolarismo, trasformato in bipopulismo rischia di divenire bipericolosismo.
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