«La fase del Pnrr è finita, ora entriamo in una fase più complessa». Valentino Valentini, viceministro delle Imprese e del Made in Italy, sintetizza così il passaggio che attende il sistema produttivo italiano. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha rappresentato una straordinaria mobilitazione di risorse, ma la partita non si chiude con la realizzazione dei progetti finanziati. Ora occorre consolidarne gli effetti e trasformare gli investimenti in capacità industriale permanente.

Valentini è intervenuto alla presentazione dei risultati della ricerca condotta da Cnr e Università di Padova sull’impatto dei Competence Center finanziati dal Pnrr. Strutture nate per avvicinare ricerca, università e imprese e favorire il trasferimento tecnologico, che rappresentano uno degli esempi più concreti della necessità di collegare l’investimento pubblico alla competitività del sistema produttivo.
Per la Pubblica amministrazione, secondo Valentini, la sfida consiste ora nel «fare ordine in una complessità mai esistita prima». Non soltanto gestire le risorse, dunque, ma governare una fase nella quale transizione digitale, energetica e industriale procedono contemporaneamente e richiedono nuove competenze, infrastrutture e capacità di coordinamento.

La stessa logica riguarda i cantieri e le grandi opere. CGT, azienda italiana del gruppo Tesya con oltre novant’anni di esperienza e dealer Caterpillar dal 1934, investe nello sviluppo e nell’integrazione di tecnologie avanzate, servizi digitali e soluzioni applicate alle macchine movimento terra. L’obiettivo è rendere i cantieri più connessi, sicuri ed efficienti, riducendo i tempi di fermo e ottimizzando le attività.
Il tema è particolarmente rilevante in un Paese nel quale, secondo i dati Ance citati da Tesya, la realizzazione di un’opera pubblica richiede mediamente 4,4 anni, mentre per i progetti di maggiore dimensione si può arrivare a quasi 16 anni. L’innovazione tecnologica può intervenire sulla fase esecutiva, migliorando gestione delle macchine, monitoraggio, manutenzione e sicurezza.

«L’Italia – sottolinea Pierre-Nicola Fovini, amministratore delegato del Gruppo Tesya – ha saputo trasformare il Pnrr in una straordinaria occasione di crescita e modernizzazione». L’impiego di macchinari tecnologicamente avanzati, aggiunge, può contribuire ad accelerare l’esecuzione dei lavori e aumentare i livelli di sicurezza nei cantieri. Il riferimento è alle grandi direttrici infrastrutturali oggi interessate da importanti interventi: il Terzo Valico dei Giovi, la Brescia-Verona-Padova, la Napoli-Bari, il Passante Alta velocità di Firenze, il collegamento Rho-Malpensa e le opere sulle direttrici Salerno-Reggio Calabria e Palermo-Catania-Messina. Ma la transizione non riguarda soltanto le infrastrutture. Un altro fronte strategico è quello dell’energia, a partire dall’idrogeno.

Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, lo ha sottolineato inaugurando il nuovo polo industriale e tecnologico di UFI Hydrogen a Serravalle di Ala, in Trentino. «La sfida della transizione si vince con ricerca e industria», ha affermato Pichetto Fratin, indicando nel nuovo impianto produttivo e nello showroom tecnologico un investimento in tecnologie strategiche per la transizione, capaci di creare competitività e occupazione attorno alle potenzialità dell’idrogeno. L’Italia, ha ricordato il ministro, punta in particolare sull’idrogeno verde e sullo sviluppo della filiera nazionale. Anche in questo settore sono intervenute risorse del Pnrr, mentre il Governo ha predisposto una strategia nazionale e punta a rafforzare la centralità euro-mediterranea dell’Italia attraverso progetti come il Corridoio Sud dell’idrogeno e la dorsale italiana. È lo stesso passaggio che attraversa tutti i settori coinvolti dal Pnrr: dalla fase degli stanziamenti a quella della capacità industriale.

Ricerca, tecnologia, infrastrutture ed energia diventano elementi di una medesima strategia. Il punto, adesso, è riuscire a far sì che gli investimenti straordinari producano effetti ordinari e duraturi: più produttività, maggiore sicurezza, nuove competenze e occupazione. La vera eredità del Pnrr, insomma, non sarà soltanto quanto l’Italia avrà costruito con quelle risorse, ma quanto sarà riuscita a cambiare il proprio modo di produrre, innovare e realizzare le opere.

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Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.