“E chi ci va più a mangiare al ristorante, se poi deve succedere questo?“, lamenta una ragazza. Poteva andare decisamente meglio il primo pranzo fuori di un gruppo di colleghi dopo tutte le chiusure e le restrizioni causate dal coronavirus. E invece è andata a finire che sono intervenute due pattuglie della Guardia di Finanza a chiedere a loro e al proprietario del locale di rispondere dell’accusa: assembramento a tavola, praticamente; anche se da oggi, come stabilito dalla Regione Campania, i pub, i ristoranti e le pizzerie possono tornare ad accogliere i clienti. È successo sul Lungomare di Napoli. Dove dopo l’arrivo della prima volante, a sirene spiegate, si è scatenato uno di quegli assembramenti che i decreti governativi e le ordinanze regionali avrebbero dovuto scongiurare. Sospesa per il momento la contravvenzione: gli accertamenti dovrebbero chiarire se spiccare o meno la multa di 400 euro per ogni commensale.

La fase 2 dell’emergenza coronavirus ha previsto la riapertura dei ristoranti italiani da lunedì 18 maggio. Il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca aveva tuttavia previsto di prolungare le restrizioni fino a mercoledì 20 maggio. Alla prima occasione un gruppo di colleghi ha così deciso di pranzare presso un locale sul Lungomare di Napoli. Il gruppo, una decina di persone, si era accomodato ai tavoli all’aperto. Quasi a fine pranzo una pattuglia della Guardia di Finanza è arrivata a sirene spiegate. “Li hanno fermati che erano ancora sotto l’ombrellone del locale – dice una testimone – stavano andando via dopo aver pranzato, quando un agente ha chiesto loro i documenti”. È cominciato così l’episodio che resta sospeso tra la denuncia per assembramento, il fraintendimento dell’ordinanza, l’esasperazione dell’operazione di controllo.

A causare l’azione delle Fiamme Gialle molto probabilmente una segnalazione. Gli stessi agenti non hanno fornito spiegazioni sull’intervento, come ha raccontato anche uno dei commensali. “Eravamo seduti al tavolo rispettando tutte le regole previste – ha spiegato – improvvisamente una volante, quasi a fine pranzo, ci ha chiesto i documenti. Non riusciamo a capire per quali infrazioni. Sembrava chiaro che da oggi le restrizioni fossero cadute, tranne quella della distanza tra i tavoli“. Un agente ha spiegato a Il Riformista che per il momento nessuna multa è stata elevata, trattandosi di un verbale amministrativo che potrebbe essere spiccato anche a posteriori e dopo accertamenti.

Da chiarire se le distanze, all’interno del tavolo stesso, siano state rispettate dal gruppo di commensali. Sicuramente erano state rispettate quelle con gli altri tavoli. Resta da chiarire anche se i colleghi di uno stesso ufficio possano accomodarsi senza osservare distanze tra un posto e un altro. Il testo dell’ordinanza n.49 del 20/05/2020 dispone fino al 3 giugno che: “ai bar, ai ‘baretti’ e alle vinerie, gelaterie, pasticcerie, chioschi ed esercizi di somministrazione ambulante di bibite, è fatto obbligo di chiusura serale entro le ore 23,00; agli altri esercizi pubblici di ristorazione – per i quali non vige il limite orario sopra indicato- è fatto obbligo di servizio al tavolo, onde assicurare il necessario distanziamento fra gli utenti, salva la facoltà di asporto e consegna a domicilio“. Ciò che resta sicuramente discutibile è la modalità di intervento, a sirene spiegate, degli agenti che ha finito per dare vita a un ulteriore assembramento.

AGGIORNAMENTO ORE 22.30 – Il gestore del locale in cui la comitiva stava pranzando ha contattato la redazione de Il Riformista e ci ha raccontato come è finita la vicenda: “Dopo tre ore dai fatti la Guardia di Finanza ha effettuato le opportune verifiche e ci ha ricontattati dicendoci che era tutto regolare e che non c’era alcuna sanzione da elevare, tanto nei confronti del nostro locale quanto dei clienti”.

Poca distanza al ristorante, arriva la Finanza a sirene spiegate: caos sul lungomare di NapoliLE PROTESTE: https://bit.ly/2WT4CNg

Gepostet von Il Riformista Napoli am Donnerstag, 21. Mai 2020