Giustizia
Polemica Mauro Paladini (presidente Scuola superiore della magistratura): una valanga di firme a sostegno
Sono già 220, ma il loro numero continua a salire, i magistrati che hanno deciso di schierarsi pubblicamente con il professor Mauro Paladini, presidente della Scuola superiore della magistratura, da settimane al centro di polemiche per una presunta gestione poco “trasparente” dell’istituto di formazione di Scandicci (vedasi il Riformista del 7 e 8 luglio, ndr). Fra i firmatari della petizione, vi sono numerosi appartenenti a Magistratura indipendente, la corrente del presidente dell’Associazione nazionale magistrati, il giudice Giuseppe Tango, che la scorsa settimana ha deciso di dare un sostanzioso contributo economico ai colleghi che avevano presentato ricorso al Tar proprio contro Paladini.
Tango, che al momento non ha commentato l’iniziativa, aveva autorizzato tale finanziamento senza informare né i dirigenti di Magistratura indipendente né gli altri componenti del suo gruppo all’interno dell’Anm. La delibera con cui l’Anm aveva deciso di coprire anche il contributo unificato del ricorso, fra l’altro, era stata inserita tra le “varie ed eventuali” della riunione della Giunta, senza comparire all’ordine del giorno. Una scelta che ha impedito qualsiasi approfondimento preventivo sull’opportunità di utilizzare i soldi versati da oltre ottomila magistrati per sostenere l’azione giudiziaria promossa contro la stessa Scuola e contro il suo presidente, citato personalmente nel giudizio come controinteressato. Nel giro di poche ore è dunque partita la raccolta di firme a sostegno di Paladini e che, nonostante il periodo, ha raggiunto quota 220 adesioni tra magistrati in servizio e in pensione. Numeri che raccontano una mobilitazione ampia, trasversale e – soprattutto – inaspettata.
L’appello parla di “ingiustificato accanimento” e di un “clima di sostanziale delegittimazione” nei confronti del presidente della Scuola. “È difficile comprendere come un legittimo, democratico e fisiologico avvicendamento ai vertici della Ssm possa determinare simili reazioni”, scrivono i firmatari, aggiungendo poi che “è difficile comprendere come il pluralismo culturale possa generare una tale irritazione”. Riguardo la questione della minore “trasparenza”, il tema della pubblicità dei verbali del Comitato direttivo, “per lunghissimo tempo totalmente obliterato”, esso è diventato improvvisamente centrale solo dopo l’arrivo di Paladini, primo esponente dichiaratamente di orientamento culturale non progressista, alla guida della Scuola. Da qui il sospetto, tra le righe, che il ricorso al Tar rappresenti soltanto l’ultimo capitolo di uno scontro che ha ben altre motivazioni. Durissimo, infine, il giudizio sull’operato dell’Anm. I firmatari definiscono “inappropriata e inopportuna” la decisione della Giunta di finanziare il ricorso, redatto dall’ex parlamentare del Pd Riccardo Morone, sottolineando che una scelta di questo genere avrebbe richiesto “un’effettiva e ampia condivisione” della base associativa.
L’elenco dei firmatari è molto variegato. Fra i tanti giudici e pm, balzano all’occhio i nomi del presidente della Corte d’appello di Milano, Giuseppe Ondei, dei presidenti dei Tribunali di Cosenza, Parma, Varese, Lecco, dei pm antimafia Giuseppe Visone e Catello Maresca, dei procuratori di Cosenza, Napoli Nord, Lecce, Parma, Velletri, degli attuali componenti del Csm Bernadette Nicotra e Andrea Mirenda, degli ex togati di Palazzo Bachelet Paola Braggion e Claudio Galoppi, del magistrato di collegamento con la Repubblica di Albania Gianluigi Pratola, degli assistenti dei giudici costituzionali Stefano Guizzi e Lorenzo Delli Priscoli.
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