Lo youtuber e le operazioni dell'Arma
Polemiche per i video dei blitz dei carabinieri con l’influencer Cicalone: il torrido agosto del generale Salvatore Luongo
Per il comandante dell’Arma doveva essere probabilmente un agosto come gli altri: lavoro ma anche relax. Si è trasformato invece in un mese complicato, caratterizzato da tensioni e polemiche che hanno investito viale Romania da più fronti: frizioni con il governo, disposizioni di servizio discutibili, rapporti mediatici con Simone Ruzzi, alias “Cicalone”, lo youtuber terrore di rom e borseggiatori che popolano la metropolitana della Capitale. Ecco un breve resoconto.
Il 4 agosto, nell’ultimo Consiglio dei ministri prima della pausa estiva, il ministro Guido Crosetto, grande estimatore di Salvatore Luongo, decide di portare all’attenzione del governo, un po’ a sorpresa, l’ipotesi di prorogarne la durata dell’incarico, per legge fissato in tre anni. La proroga di un anno del mandato di Luongo, la cui scadenza è prevista a novembre 2027, avrebbe l’effetto di blindarne la permanenza anche nel caso di un eventuale cambio al vertice del ministero della Difesa dopo le elezioni del prossimo anno. Il blitz, però, naufraga. A mettersi di traverso, affermando che è “prematuro” parlare di proroga un anno e mezzo prima, è il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, collega di partito di Crosetto, il quale, e non è un mistero, per l’incarico di capo dei cc voleva invece il generale Mario Cinque, poi dirottato da Palazzo Chigi al Dis. Archiviata la proroga, a far surriscaldare gli animi arriva il contenuto di due circolari.
La prima, subito bollata “bavaglio”, riguarda il divieto di registrare conversazioni tra colleghi e superiori. L’intervento mette un freno alle registrazioni effettuate di nascosto, richiamando il personale al rispetto della disciplina. Una disposizione comprensibile sul piano della tutela della riservatezza, ma che apre un problema tutt’altro che secondario: una registrazione effettuata senza il consenso dell’interlocutore non è necessariamente, in ogni circostanza, priva di tutela giuridica, soprattutto quando venga utilizzata per documentare soprusi e angherie.
Ma è la seconda circolare, quella sui telefonini, ad essere più scivolosa. I vertici dell’Arma ordinano infatti ai militari con responsabilità di comando di comunicare “tempestivamente” il numero del proprio cellulare per esigenze di servizio, per garantire così continuità delle comunicazioni. “Chi indossa una divisa deve essere reperibile sempre e comunque senza che ci sia un minimo di riconoscimento economico?”, replicano però i sindacati, inondando i social di post durissimi. Passano un paio di giorni e Luongo, per gettare acqua sul fuoco, scrive allora una lettera a tutto il personale spiegando, dopo aver fatto appello al senso di responsabilità richiesto a chi esercita funzioni di comando, che la possibilità di essere contattati non coincide automaticamente con una “permanente reperibilità”.
Quando tutto sembra risolto, per non farsi mancare nulla, esplode infine il caso “Cicalone”. La deputata Debora Serracchiani, responsabile giustizia del Pd, annuncia un’interrogazione a Crosetto a seguito della diffusione di un filmato nel quale Cicalone compare in un intervento dei carabinieri a Bologna. “Come ha fatto l’influencer del “degrado urbano” a sapere in tempo reale dell’operazione? Quale è il suo rapporto con l’Arma?”, domanda la parlamentare dem.
L’influencer romano, ex pugile e fondatore del canale Youtube dal nome quanto mai evocativo, “Scuola di botte”, è da tempo una presenza fissa dei filmati dell’Arma. Nelle scorse settimane Luigi Manconi dalle colonne di Repubblica aveva raccontato la singolare metamorfosi del Cicalone nazionale: da “giustiziere della notte” a “portavoce” delle attività dei carabinieri. Un testimonial alquanto originale, va detto, per una Istituzione che dovrebbe aver nel proprio dna la sobrietà ed il riserbo. Vediamo che succederà a settembre.
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