Politica
Pontida 2026, il motto è “Non passa lo straniero”. Il terreno scivoloso sotto i piedi di Salvini
Maggio 1990, provincia di Bergamo: in un grande campo Umberto Bossi convoca migliaia di militanti della Lega Nord. Tra iconografie celtiche, l’Alberto da Giussano e l’inno “Va, Pensiero”, Pontida diventa il sacro suolo. Trentasei anni dopo il primo raduno, parte domani l’edizione di Pontida 2026. “Non passa lo straniero”, il motto di quest’anno. Il leader del Carroccio Matteo Salvini, fresco dell’incontro con degli imprenditori italiani che fanno affari a Mosca e dintorni, ha rilanciato, “il pericolo per i nostri figli non è la Russia, è il fanatismo islamico”. Eccovi servito lo straniero da fronteggiare. Sì, certamente il fondamentalismo degli Ayatollah è un nemico per tutto l’Occidente; non si comprende però perché combatterlo escluda a priori anche il difendersi dalle voglie neoimperialiste di Vladimir Putin.
Salvini tenta di esser la voce fuori dal coro del centrodestra ma cade su un terreno molto scivoloso. E di fango, a Pontida, ce n’è. Salvini le chiama “beghe politiche e alchimie” su cui – dice – non bisogna sprecare tempo ma già iniziano a comparire, nei dintorni del pratone, scritte di protesta e manifesti contro la sua leadership. Alla base leghista del Nord, quella che anima da sempre Pontida, non è passato inosservato l’arroccamento del Capitano degli ultimi mesi. “Io raccolgo tutti gli stimoli, tutti i suggerimenti, lavoro per ampliare e coinvolgere” sostiene il leader del Carroccio, ma il sentiment comune è ben diverso: non ci sarà nessun passo indietro né tantomeno alcun rinnovamento. Il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, fedelissimo di Salvini, annuncia “una Pontida di rilancio”. Pensioni, giovani e sicurezza i temi all’ordine del giorno.
Viva il pragmatismo! Ma la crisi politica interna al partito è tutt’altro che risolta, è semmai in stand-by. Salvini nelle ultime ore ha nuovamente incontrato i Presidenti di regione Massimiliano Fedriga, Attilio Fontana e Maurizio Fugatti assieme al già governatore Luca Zaia. Il fronte del Nord è in pressing, la richiesta di una maggior autonomia e valorizzazione dei territori è tutt’altro che acqua passata. Mancano però i numeri per un revival della “Notte delle scope” e, a giudicare dall’andazzo, manca anche una buona dose di coraggio per imprimere, una volta per tutta, un cambio di passo al partito. I nordisti, per lo meno, possono contare su militanti combattivi. La delegazione veneta ha annunciato che quest’anno, sul pratone, vi sarà il gonfalone da guerra della Repubblica Serenissima, quello con il Leone di San Marco col vangelo chiuso e la spada sguainata. Da settimane nella bergamasca vi è fermento, anche grazie alle partecipate presentazioni del nuovo libro del Segretario della Lega Lombarda, e capogruppo al Senato, Massimiliano Romeo. “Contestazioni a Pontida? Penso proprio di no”, rassicura Fontana. La volontà di restare uniti, per il bene della Lega, c’è. Per il resto, si vedrà.
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