Ieri mattina le cancellerie di tutta Europa si sono svegliate presto, e male. Alert, monitoraggi e report già ultimamente poco incoraggianti dal fronte Est, dove in Polonia e in Macedonia le provocazioni russe si stanno facendo sempre più incendiarie, sono stati squarciati da un articolo-bomba pronto ad essere stampato sul quotidiano spagnolo “El Mundo”. Lo scoop c’è, e mette in allerta: la CIA avrebbe messo in guardia i governi di Francia, Spagna e Italia su un possibile piano russo per condurre attacchi con drone nel Mediterraneo. Nascosti nelle navi mercantili circolanti, secondo “El Mundo” i droni “Gerbera” potrebbero raggiungere senza troppe difficoltà porti e infrastrutture strategiche dei tre Paesi. L’obiettivo? Non tanto provocare distruzioni su vasta scala, quanto destabilizzare, impaurire e turbare le opinioni pubbliche dei Paesi che, casualmente, si preparano ad andare al voto nel 2027.

Un pattern che trova conferme da più parti, connesso con le provocazioni sempre più vicine alla “red line” sul fronte Est, successivamente alla missione non tanto segreta di Ratcliffe a Mosca e alle elezioni non tanto democratiche in Russia. In una mattinata come quella di ieri, entra in gioco la crisis communication. Se sul piano pratico di crisi non si può parlare, visto che nessun attacco è stato sferrato, nessuna allerta è imminente, e non è nuova ai nostri apparati di sicurezza la possibile minaccia dal Mediterraneo; la partita cambia sul piano della comunicazione. Il valore dello scoop de “El Mundo”, come di tutti gli insights analoghi, sta nelle reazioni mediatiche e politiche alla notizia, piuttosto che nello svelamento della notizia in sé. Si inserisce nella tesa e sottile partita dell’information warfare, campo arcinoto agli strateghi cinesi, russi e iraniani, nel quale noi europei siamo stati riottosamente rigettati dal 2022. È dunque interessante passare sinteticamente a rassegna le strategie di risposta utilizzate dai governi europei.

La Spagna sceglie il silenzio. Nonostante la notizia arrivi da “casa sua”, il governo spagnolo adotta low profile comunicativo, dando segnali indiretti di preparazione e consapevolezza della minaccia, senza che nessun politico si esponga in prima persona. L’Italia, con il suo ministro della Difesa, raffredda i toni. Guido Crosetto, prima con un post su X e poi con un intervento, ha gettato acqua sul fuoco della minaccia, definendola “non confermata, allarmistica e improbabile”: de-escalation comunicativa da manuale, sulla carta. La Francia, pensandoci a posteriori, ha già risposto. La riunione di massima sicurezza convocata da Macron all’Eliseo con i vertici della sicurezza nazionale e dell’Arco costituzionale ha rappresentato più di un segnale, e il successivo cambiamento di registro comunicativo anche dei leader solitamente più incendiari come Le Pen e Bardella, una prova. Il 2027 è alle porte: che la partita più delicata abbia inizio. Ma noi siamo pronti?