Lia Quartapelle, deputata del Partito democratico ed esperta di politica estera, interviene nel dibattito aperto dalle parole di Giuseppe Conte sulle primarie e sulla politica internazionale della futura coalizione di centrosinistra. Per la parlamentare dem esistono princìpi che non possono essere rimessi al voto dei gazebo: il sostegno all’Ucraina, il rafforzamento dell’Europa e la collocazione euro-atlantica dell’Italia.

Onorevole Quartapelle, il centrosinistra continua a rinviare il confronto sul programma. Settembre è davvero il momento giusto per chiudere il cantiere della coalizione?
«Secondo me no. Ogni giorno che passa senza definire alcuni punti comuni è un giorno in cui rischiamo frizioni e divisioni che finiscono soltanto per aiutare la destra, che pure attraversa una fase di difficoltà. Capisco che agosto rallenti tutto, ma settembre è troppo lontano».

Giuseppe Conte propone di affidare alle primarie anche scelte fondamentali di politica estera. È un’impostazione condivisibile?
«No. Un conto è scegliere un metodo, un conto è definire la cornice di valori dentro cui una coalizione si riconosce. Le dichiarazioni di Conte, soprattutto sull’Ucraina, pongono una questione seria. Ha il merito di chiedere un chiarimento subito, ma ciò che ha detto è molto grave e ha implicazioni importanti».

Dove va fissato, allora, il perimetro della coalizione?
«Prima delle primarie. Da quando esistono le primarie c’è sempre stata una carta dei valori condivisa. Se si votasse su questioni così decisive si rischierebbe di compromettere la stessa esistenza dell’alleanza: chi perde potrebbe sentirsi libero da ogni vincolo. Il gazebo non può sostituire il tavolo politico».

Quali sono, per lei, i valori irrinunciabili del centrosinistra?
«L’impegno a rafforzare l’Europa, che è la grande sfida del nostro tempo e rappresenta l’alternativa alla destra sovranista ed etnonazionalista. Dentro questa cornice colloco anche il sostegno all’Ucraina, insieme alla ricerca della pace. Aiutare un popolo aggredito a difendersi è una questione di valori. Senza questa base comune le primarie diventerebbero una semplice conta destinata a produrre disgregazione».

Lei sostiene che la collocazione internazionale non possa essere rimessa ai gazebo. Perché?
«Perché noi ci richiamiamo alla Costituzione. La Costituzione è molto chiara: le scelte sulle alleanze internazionali non sono materia da referendum popolare. Credo che lo stesso principio debba valere per una coalizione che si ispira ai valori costituzionali. Su questi temi una classe dirigente si assume la responsabilità delle proprie decisioni e le motiva. Un ex presidente del Consiglio dovrebbe saperlo meglio di chiunque altro».

Il Partito democratico, su questo terreno, è stato abbastanza netto?
«Io condivido pienamente quanto dichiarato dalla segretaria la scorsa settimana: il Partito democratico sta con l’Ucraina per ragioni di principio. È una posizione limpida e credo sia proprio questa chiarezza a mettere in difficoltà Conte, spiegando anche la durezza della sua reazione».

Teme che questo scontro possa compromettere la costruzione della coalizione?
«Sì. Mi preoccupa che questo modo di procedere rischi di impedirci perfino di arrivare uniti alle elezioni. Vedo una spregiudicatezza nella gestione di questi passaggi che potrebbe produrre fratture molto difficili da ricomporre».

I sondaggi ipotizzano che Conte potrebbe essere competitivo alle primarie. La preoccupa?
«Le primarie sono sempre imprevedibili e io mi fido poco dei sondaggi, che spesso non riescono neppure a prevedere le elezioni vere. Le primarie servono a spiegare idee e confrontarsi con gli elettori, non a trasformarsi in una resa dei conti anticipata. Oggi è troppo presto per fare pronostici».

Pina Picierno conduce una battaglia molto netta sull’Ucraina e sulla difesa europea. Si riconosce nella sua impostazione?
«Ho grande stima di Pina e dell’energia con cui conduce le sue battaglie. Per me, però, il punto è un altro: dobbiamo pensare a come ci sveglieremo il giorno dopo le elezioni. Voglio che il Partito democratico, che è il principale partito della coalizione, resti saldo sulle posizioni giuste sull’Ucraina e sulla difesa europea. Non mi interessa avere ragione in una minoranza: voglio che queste ragioni diventino la postura dell’intero centrosinistra».

Vale ancora la pena combattere questa battaglia all’interno del Partito democratico?
«Assolutamente sì. Sarebbe un problema se la difesa dell’Ucraina restasse un tema per specialisti. È invece una questione fondamentale, che deve raccogliere un consenso maggioritario nel Paese, in Parlamento e anche nel mio partito. Se credi davvero in questi princìpi non ti basta dire di avere ragione: devi lavorare ogni giorno perché diventino patrimonio comune».

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Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.