Otto persone agli arresti, venti perquisizioni e diciannove indagati, due locali sequestrati: sono i numeri dell’operazione che ha fermato a Napoli un’organizzazione specializzata nella produzione di documenti falsi destinati a 15 Paesi esteri dell’area Schengen ed extra Schengen. La stamperia clandestina era a Porta Nolana e il centro di spedizione al corso Novara. Le indagini si sono incrociate con quelle sulla strage di Berlino del 2016. Di qui il sospetto che alcuni dei documenti prodotti a Napoli siano finiti anche nelle mani di pericolosi terroristi.

Nell’accogliere la richiesta di misura cautelare, il gip ha evidenziato la gravità dei reati di falso ritenendo gli indagati “pienamente consapevoli che un documento contraffatto non soddisfa in sé alcuna esigenza umana ma è sempre un mezzo necessario per commettere altri reati, normalmente più gravi del falso stesso”. Quando in alcune delle conversazioni intercettate si sente dire “questi sono soldi dell’Isis, soldi di Al Qaeda” gli indagati – osserva il gip – “è vero che non possono essere presi troppo sul serio, ma dimostrano di sapere bene che i loro documenti potevano finire nelle mani di terroristi.

Del resto anche l’uomo di strada sa bene che le organizzazioni terroristiche hanno bisogno di espedienti per occultare l’identità dei soggetti agenti, il che oggi come oggi è un risultato che normalmente si consegue mediante l’uso di un documento falso”. Partendo da questo ragionamento, il gip ha accolto la richiesta di misura cautelare in carcere per i fratelli Massimo e Giuseppe Russolillo e agli arresti domiciliari per Vincenzo e Giorgio Russolillo, Salvatore Persico, Michele Nappo, Girolamo Figuccio e Alessandro Di Serio.

L’inchiesta, svolta dalla Digos di Roma con il coordinamento del pool antiterrorismo della Procura di Napoli, si è imbattuta anche nell’emergenza da Covid-19 perché la pandemia, stando alle indagini, non ha fermato il traffico di documenti falsi, ma lo avrebbe soltanto rallentato. Intercettazioni ambientali che risalgono a poco più di un mese fa dimostrerebbero che alcuni degli indagati non solo si riunivano in barba alle norme di contenimento anti-contagio ma ragionavano anche sulla riduzione del numero di clienti di questo periodo. Il 23 marzo scorso la banda discuteva sul fatto di aver fatto “una sola pratica” in quella mattinata, rallegrandosi di contro per aver fatto arrivare i documenti a “Diego” prima dell’inizio delle restrizioni alla libertà di circolazione. “Addirittura continuando nel periodo dell’emergenza” scrive quindi il gip, affrontando il rischio della reiterazione dei reati e ipotizzando che la stamperia di corso Novara fosse pronta a riprendere le spedizioni di documenti con l’allentamento del lockdown.

Associazione per delinquere finalizzata alla produzione, al riciclaggio e al traffico di documenti di identità contraffatti, nonché al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina strumentale al circuito del terrorismo internazionale, sono le accuse a vario titolo contestate ai 19 indagati, 12 campani (di Napoli, Benevento e Caserta, alcuni dei quali risultati beneficiari di reddito di cittadinanza) e 7 stranieri.

L’inchiesta è nata da una costola dell’indagine avviata nel luglio 2019 per disarticolare una rete di contatti riconducibili in Italia ad Anis Amri, autore della strage di Berlino nel 2016, nonché smantellare una cellula ispirata al fondamentalismo islamico che aveva progetti sul territorio nazionale. Con attività tecniche e con investigazioni alla vecchia maniera, gli inquirenti sono riusciti ad alzare il velo sul business illecito che si articolava su tre diversi livelli operativi. La produzione di documenti era concentrata, secondo le accuse, nelle mani dei quattro fratelli napoletani arrestati, i quali, avvalendosi di una fitta rete di coperture ambientali, avrebbero allestito una vera e propria stamperia clandestina nella zona di Porta Capuana. Vasta la gamma dei documenti prodotti: dalle carte di identità a permessi di soggiorno, dalle patenti di guida fino a verbali di polizia.

I documenti sono apparsi commissionati da soggetti di origine extracomunitaria gravitanti nella zona, i quali sarebbero poi stati demandati a fornire ai falsari i dati anagrafici e le fotografie da applicare sui supporti. Stando ai riscontri investigativi, nel corso delle indagini i “titolari” della stamperia avrebbero alimentato l’attività illecita alla ricerca di sempre maggiori skills qualitativi, anche con veri e propri studi di mercato per acquisire ologrammi per la produzione di carte di identità sempre più verosimili e attendibili, o stampanti sempre più performanti.

La fase successiva del business riguardava la spedizione, che avveniva grazie ai servizi assicurati da un’attività commerciale di corso Novara, nel cuore di Napoli, a ridosso della Stazione centrale. Il business era controllato con una contabilità parallela e si garantiva un trattamento di favore ai committenti delle spedizioni “incriminate”, consentendo -quali mittenti- l’utilizzo di nomi di copertura. Singolare, fra gli altri, il ricorso al nome di Apu Nagar, noto personaggio della serie televisiva “I Simpson”.
Tra gli intermediari è stato identificato l’indagato C.M.S., cittadino algerino, che nel corso di altre indagini compare come probabile fiancheggiatore di Anis Amri con il sospetto di averlo aiutato a reperire documenti prima di partire per la Germania nel 2016, nonché come possibile pedina del canale di riciclaggio di migliaia di passaporti italiani sottratti dall’Istituto Poligrafico Zecca dello Stato e finiti nei circuiti di aspiranti foreign fighters.

Quanto alle spedizioni destinate all’estero da parte dei componenti della banda di falsari, le indagini hanno consentito di svolgere anche controlli presso i corrieri internazionali inconsapevolmente utilizzati come vettori e riscontrare impronte papillari di numerosi indagati sui documenti confezionati. Perquisizioni sono state eseguite anche all’estero , in Francia, Germania, Spagna, Belgio e Grecia, grazie alla cooperazione con l’Europol. Nella mappa tracciata dagli inquirenti, Malta risulta come uno degli hub strategici dell’organizzazione illecita.