«Il mio amico gli ha preso per scherzo il cappello, lo ha indossato e gli ha chiesto: “Come mi sta?”. Poi lo ha restituito. Lui rideva e anche noi pensavamo che avrebbe pubblicato quel video per gioco, ma quando continuava a riprenderci allora mio fratello gli ha fatto una sorta di sgambetto alle spalle». Prova a metterci una pezza il fratello di uno dei tre giovani di origine araba identificati per l’aggressione al rabbino alla fermata Bande Nere di Milano. Ma tra scherzare e sgambettare a terra una persona ce ne passa un po’. E soprattutto giocare togliendo il cappello del rabbino ricorda solamente la pagina più buia d’Europa, quando le SS umiliavano gli stessi ebrei privandoli dei loro indumenti identitari.

Unanimi sono state le condanne del centrodestra per la grave aggressione: a esprimere immediatamente la sua vicinanza alla comunità ebraica milanese è la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha condannato con fermezza l’accaduto, sottolineando come «l’odio antisemita è una piaga che non va tollerata in alcuna forma e che continueremo a contrastare con determinazione». Ferme e decise sono anche le reazioni che vengono dal mondo ebraico, a pochi giorni dalla discussione in aula del ddl antisemitismo, essenziale per il futuro degli ebrei italiani. Il presidente della Comunità ebraica di Milano, Walker Meghnagi, avverte di un clima «sempre più difficile», mentre la presidente UCEI ha ringraziato le forze politiche per la loro solidarietà e ha ricordato l’importanza dell’approvazione del ddl antisemitismo.

Dello stesso avviso è il presidente della Commissione Affari esteri al Senato, Maurizio Gasparri, che parla di una risposta chiara che deve venire dal Parlamento. Vicinanza mostrata anche da una parte dell’opposizione, in particolare dai riformisti Pd Malpezzi e Delrio: «Quando una persona è fatta oggetto di odio, semplicemente perché indossa i segni della sua fede religiosa o della cultura del suo popolo, non è in pericolo solo chi subisce, ma tutta la convivenza civile. Nessuno si può sentire sicuro se si permette la discriminazione su base religiosa di gruppi o persone». Ricordando che «da tempo denunciamo come l’odio antisemita stia raggiungendo livelli preoccupanti e come richieda una risposta adeguata e specifica sul piano culturale».

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Ruben Caivano, studente al terzo anno del corso di laurea in Scienze Politiche e Studi Europei. Appassionato di attualità, relazioni internazionali e integrazione europea, guardo alla storia del secolo scorso come una chiave di lettura fondamentale per comprendere gli eventi di oggi.