La protesta degli spettatori
Rai 2 taglia il finale del “Codice da Vinci” per far spazio al calcio: il pubblico chiede la replica in prima serata
Lunedì sera Rai 2 ha trasmesso il premiato film del 2006 con Tom Hanks Il Codice Da Vinci, pellicola tratta dall’altrettanto famoso romanzo thriller di Dan Brown. Sul finale della proiezione però, il canale ha tagliato le ultime scene della pellicola (per intenderci quello in cui si sta per risolvere l’enigma della trama) per far spazio alla messa in onda de Il Processo al 90°, creando una protesta social di migliaia di utenti impegnati nella visione del film.
Le scuse di Adriano De Maio
Dopo l’interruzione del film prima sono andati in onda alcuni spot pubblicitari, poi è andata in onda la trasmissione sportiva. Questa mattina sono arrivate le scuse del direttore della sezione Cinema e Serie Tv della Rai, Adriano De Maio: “La messa in onda di un film o di un programma registrato è sottoposta ad una serie di lavorazioni complesse, affidate anche ad alcune sequenze alfanumeriche. Tutto ciò per quarantamila ore di cinema l’anno trasmesse dalla Rai. Ma l’errore umano o delle macchine che noi dovremmo governare non può e non deve ricadere sul nostro pubblico“.
La protesta sui social
Nel giro di pochi minuti è esplosa la protesta di molti utenti su X e Facebook, con molti di loro che hanno ironizzato sulla trama della pellicola, sostenendo che il vero mistero della serata non fosse il Santo Graal, ma la scomparsa del finale del film. Altri hanno definito l’accaduto irrispettoso nei confronti del pubblico che paga il canone Rai. Tra i commenti più condivisi c’è chi, lamentandosi, ha chiesto una replica integrale del film e delle scuse da parte dell’emittente (poi arrivate). Molti utenti hanno poi sottolineato come Rai 2 sia stata più volte criticata negli anni per delle modifiche improvvise nella programmazione o per dei ritardi nelle prime serate. La polemica si è poi allargata agli appassionati di cinema che hanno sottolineato come interrompere una programmazione prima della sua naturale conclusione ne va della corretta esperienza narrativa per lo spettatore.
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