Il giorno dopo la decisione del Tribunale del Riesame di Roma, che ha confermato le misure cautelari in carcere nei confronti dei quattro avellinesi accusati di aver piazzato la bomba sotto casa di Sigfrido Ranucci, si accende lo scontro politico. Nel mirino finiscono le dichiarazioni rese in Procura dal giornalista all’indomani dell’attentato del 16 ottobre 2025. A scatenare la polemica sono state le frasi pronunciate da Ranucci contro Chiara Colosimo, presidente dell’Antimafia, e altri rappresentanti del partito della premier, tra cui il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari e i deputati Gerolamo Cangiano e Francesco Filini.

“Preoccupa quanto emerge sul caso Ranucci”, ha dichiarato il senatore di Fratelli d’Italia Sergio Rastrelli, segretario della Commissione Giustizia di Palazzo Madama. “Il giornalista, a poche ore dall’attentato, venne sentito dalla Procura e non esitò a puntare il dito contro Colosimo ed esponenti di Fratelli d’Italia. Fece i nomi in particolare di Fazzolari, Cangiano e Filini senza esitare. Insinuazioni infamanti con il solo obiettivo di infangare esponenti di un partito considerati da lui scomodo”. Rastrelli ha poi aggiunto che “le cose sono cambiate radicalmente” e che “la linea seguita da Ranucci oggi traballa”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche il senatore Raoul Russo, capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione Antimafia, che ha parlato di accuse “agghiaccianti”. “Sentito il giorno dopo dalla Procura di Roma – ha affermato – non ebbe alcuna remora a fare il nome di Colosimo come sua indiziata, per poi coinvolgere, in seguito, anche il senatore Fazzolari e i deputati Cangiano e Filini. Sospetti infamanti rivolti ad esponenti di Fratelli d’Italia con il solo obiettivo di infangare un partito che lui considera scomodo”. Russo ha poi sostenuto che Ranucci dovrà spiegare “che il mandante dell’attentato contro la sua persona fosse proprio il fraterno amico Lavitola”.

Alle critiche si è unito anche il senatore Sandro Sisler, vicepresidente meloniano della Commissione Giustizia di Palazzo Madama: “Solidarietà alla presidente Colosimo il cui nome è stato vigliaccamente associato da Ranucci all’attacco esplosivo. E solidarietà anche al sottosegretario Fazzolari e ai parlamentari Cangiano e Filini, che hanno subito lo stesso ingiusto trattamento. Il conduttore di Report ha tentato a più riprese di accostare Fratelli d’Italia all’attentato, ma gli sviluppi dell’inchiesta sono andati in tutt’altra direzione. Adesso che gli investigatori hanno sgombrato il campo dalle menzogne, resta una domanda: perché si è cercato in ogni modo di insinuare un collegamento tra Fratelli d’Italia e questa oscura vicenda?”. Ancora più duro il capogruppo di FdI alla Camera, Galeazzo Bignami, per il quale quanto riferito da Ranucci su Colosimo è “il secondo più grande depistaggio della storia italiana”.

Anche da Forza Italia è arrivata una presa di posizione. Il senatore Maurizio Gasparri ha chiesto che la vicenda venga “scandagliata fino in fondo dalla Rai”. “Leggendo le inchieste di vari giornali – ha detto – si apprende che Ranucci nel parlare con i magistrati ha fatto allusioni a vari personaggi anche delle istituzioni e della politica in riferimento alle indagini relative all’orrendo attentato che lo ha colpito nel mese di ottobre. Però le cronache che leggiamo ci preoccupano molto. Perché non si possono fare illazioni su questo e su quello in maniera disordinata ed avventata”. Gasparri ha quindi invocato verifiche rapide da parte del comitato etico della Rai.

La replica di Ranucci non si è fatta attendere. In un post pubblicato su Facebook, il giornalista ha smentito di aver indicato Colosimo come possibile mandante o come riferimento delle indagini. “In merito a quanto riportato su un mio presunto tentativo di depistaggio nel ricostruire i moventi del mio attentato, è falso che io li abbia attribuiti alle inchieste che riguardavano la presidente Colosimo, con la quale al di là di differenti punti vista, mi ha legato un rapporto sincero”, ha scritto. Ranucci ha quindi spiegato di aver “semplicemente risposto alle domande dei magistrati” su quali inchieste Report stesse preparando per la stagione 2025-2026, aggiungendo che quelle inchieste “sono andate regolarmente in onda”.

Nel frattempo resta fermo il quadro cautelare confermato dal Riesame: i quattro indagati restano in carcere e l’aggravante del metodo mafioso continua a reggere. La difesa, che aveva contestato la tenuta dell’impianto accusatorio e negato l’esistenza di elementi oggettivi e soggettivi per sostenere quella contestazione, è pronta a rivolgersi alla Cassazione.

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Giornalista professionista, romano, scrive di giustizia e carcere