Il caso Lavitola-Ranucci continua ad aggiungere interrogativi. Le nuove intercettazioni, le accuse sui rapporti con alcune colleghe, i costi delle inchieste di Report, l’uso di una messaggistica criptata con Valter Lavitola e il silenzio degli organismi professionali compongono un quadro che richiede verifiche e risposte.

L’ultimo tra gli elementi più inquietanti emersi riguarda proprio la comunicazione tra Ranucci e Lavitola. Nelle intercettazioni, il conduttore di Report fornisce a Lavitola indicazioni per raggiungere la propria abitazione e, tra i riferimenti utili a riconoscerla, indica le due automobili che saranno poi distrutte dall’esplosione dell’ordigno. Un elemento inquietante sul quale saranno gli inquirenti a dover trarre le conclusioni. Il deputato Federico Mollicone (Fratelli d’Italia) ha annunciato un’interrogazione al ministero della Giustizia e alla Presidenza del Consiglio per «fare chiarezza e piena luce» su quanto emerso. Mollicone ha inoltre sollevato il tema dei costi delle inchieste di Report, già finiti sotto esame dopo le rivelazioni del Tempo: il Parlamento, ha ricordato, deve verificare come vengono impiegate le risorse del canone.

Sul fronte politico intervengono anche le deputate Susanna Donatella Campione e Sara Kelany (Fratelli d’Italia), entrambe componenti della Commissione parlamentare di vigilanza Rai. Al centro delle loro dichiarazioni, le nuove accuse di avances rivolte a Ranucci dalla giornalista Angela Camuso, che ben si incastra con quanto scritto dallo stesso conduttore nel suo libro sui rapporti con colleghe e fonti delle sue inchieste. Campione ha chiamato in causa Laura Boldrini (Pd), criticandone il silenzio sulla vicenda. Interpellata dal Foglio, Boldrini ha risposto di non saperne nulla, spiegando di non aver letto il libro di Ranucci, che ha ammesso di non aver mai neppure sfogliato.
Kelany ha buon gioco nel pretendere una presa di posizione forte dalla sinistra e dalla Rai. Le nuove accuse arrivano infatti dopo una serie di controversie che hanno già sollevato interrogativi sul conduttore di Report. E proprio a sinistra, però, cominciano a vedersi le prime crepe. Il Psi, con il segretario nazionale Enzo Maraio, prende le distanze dal conduttore e chiede una risposta netta: «Ranucci faccia chiarezza e prenda nettamente le distanze da Valter Lavitola. È il modo migliore per chiudere ogni ambiguità».

La Fnsi, attraverso la segretaria generale Alessandra Costante, ha scelto una linea prudente: «Non facciamo tifo da stadio». Il sindacato ha invitato ad attendere le decisioni della magistratura e a riservare eventuali valutazioni deontologiche a un quadro più chiaro. Ben più difficile da comprendere è il silenzio dell’Ordine dei giornalisti del Lazio. Il presidente Guido D’Ubaldo, che aveva ricevuto il sostegno pubblico di Ranucci sui social in occasione della sua elezione, aveva commentato con soddisfazione l’arresto dei primi quattro indagati per l’attentato. Poi è arrivato l’arresto di Lavitola, il rapporto personale con Ranucci è finito al centro dell’attenzione e l’Ordine ha smesso di parlare. Come mai D’Ubaldo non ha ritenuto di spendere una parola su Lavitola? Per prudenza o per non incorrere in una scortesia nei confronti di Ranucci?

Sono domande che non riguardano un dettaglio marginale. L’Ordine dei giornalisti è chiamato a vigilare sulla deontologia della professione, anche quando le vicende coinvolgono giornalisti molto esposti e molto potenti. Il silenzio, in questo caso, appare quanto meno difficile da interpretare. Nessuno di questi elementi consente di anticipare sentenze. Il metodo Report non si applica a Report. Ma oggi emergono elementi sufficienti per rendere necessarie verifiche approfondite da parte della magistratura e, per quanto di competenza, di Rai, Parlamento e organismi professionali. Report è un programma del servizio pubblico. Il suo conduttore è un dipendente Rai che ha costruito la sua carriera sulle domande poste senza riguardo. Ora le domande riguardano lui. E meritano risposte esatte, con urgenza.

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Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.