E’ già in archivio la prima sfida di Champions League dell’Inter che, come prevedibile, esce dal Bernabeu con zero punti. In realtà la squadra di Chivu avrebbe potuto chiedere di più dalla partita contro l’ex Mourinho, alla luce della prestazione più che positiva. Lautaro e compagni sembravano avere il pallino del gioco in mano ma, complici due errori grossolani di Jones e Bisseck prima e di Joseph Martinez poi, hanno letteralmente regalato i due gol ai blancos. In Champions, a casa del Real Madrid, contro Mbappé, Vinicius, Bellingham, non si possono concedere certe leggerezze perché si viene puniti all’istante.

Ed è quello che è successo all’Inter. Ma ciò che non è passato inosservato è stata la solita telecronaca di Caressa e Bergomi, che spesso quando commentano una partita dei nerazzurri ricevono critiche di faziosità. Nel caso di ieri sera, sono due gli episodi che hanno fatto discutere gli ascoltatori: prima una gufata dello zio che osannava l’avvio dell’Inter e le difficoltà del Real proprio quando l’erroraccio degli uomini di Chivu consentiva a Mbappé di bucare Martinez. Poi con la reazione quasi da tifoso di Caressa al secondo gol subito dopo l’errore dell’estremo difensore nerazzurro.

La “gufata” di Bergomi

Il primo episodio sotto i riflettori della telecronaca di ieri sera è stata in occasione del primo goal quando, mentre Bergomi stava osannando l’Inter sostenendo che stesse dominando la partita, Bisseck sbaglia in impostazione e spalanca la porta a Mbappé, che non sbaglia. Durante un’azione d’attacco del Real, Diouf riesce a chiudere su Vinicius e a guadagnare una rimessa dal fondo. A quel punto il Bernabeu accenna dei timidi fischi, sottolineati da Caressa, che rivolgendosi al collega esclama: “Qualche fischio Beppe dello stadio eh“. Pronta arriva la riposta dello zio: “Sì, perché l’Inter la sta interpretando meglio la gara. E’ più pericolosa, sia su situazione da fermo ma anche su queste giocate, su questi errori individuali, costringendoli all’errore“. Non ha fatto neanche in tempo a finire la frase che il difensore tedesco ha consegnato, di fatto, il pallone all’attaccante francese del Real Madrid.