Tommaso Calderone è deputato di Forza Italia, componente della Commissione Giustizia alla Camera e presidente della Commissione parlamentare per il contrasto degli svantaggi derivanti dall’Insularità. Da uomo di legge e noto penalista, è da sempre impegnato nel progetto di riforma della giustizia e della separazione delle carriere. Ci spiega il senso più autentico di schierarsi per il Sì.

Siamo all’ultimo mese di campagna referendaria. Da deputato, componente della Commissione Giustizia e avvocato penalista, ci può spiegare perché il referendum sta provocando toni così accesi?
«È molto semplice. Una parte della magistratura non ammette e non consente che possa essere varata una legge senza il loro consenso. Vassalli affermava, più o meno, che non c’era stata legge che non era stata voluta o consentita dalla magistratura. La mentalità di una parte della magistratura è preoccupante: comandiamo noi punto e basta. Anche sul potere esecutivo e sul potere legislativo. Agghiacciante».

Se vincerà il Sì ci saranno due Csm e un’Alta Corte disciplinare. Il correntismo subirà davvero un forte ridimensionamento?
«È la vera ragione dell’ostilità della magistratura alla legge di riforma costituzionale. Con il sorteggio e con l’istituzione dell’Alta Corte finirebbero le correnti e con esse il potere smisurato che una parte della magistratura ha esercitato su migliaia di magistrati che con l’approvazione della legge di riforma saranno liberi. Andrà avanti in magistratura chi è più bravo e non chi appartiene a questa o a quella corrente».

La distinzione delle funzioni sarà davvero garanzia di un processo imparziale?
«Certamente i magistrati giudicanti e inquirenti non saranno più colleghi, non faranno lo stesso concorso, non avranno la stessa formazione, non faranno la stessa carriera. Il cittadino imputato avrà finalmente la garanzia di essere giudicato da un giudice terzo e imparziale così come prevede la Costituzione».

Ci può spiegare perché votare Sì rappresenta una scelta coerente con i princìpi costituzionali e con le esigenze di una giustizia moderna ed equilibrata?
«Votare Sì è la svolta. Ed è coerente non soltanto con i princìpi costituzionali ma anche con il nostro ordinamento processual-penale. Dal 1989 il nostro Paese ha adottato il rito accusatorio che pretendeva e pretende la separazione delle carriere. Una giustizia è “equilibrata e moderna” soltanto in presenza di un giudice veramente “terzo”».

Chi si schiera per il Sì può dirsi oggi dichiaratamente sostenitore di una rivoluzione liberale, che oggi la sinistra più marcata non vuole?
«La separazione delle carriere non è di destra e non è di sinistra. È una riforma per il cittadino italiano. Per il cittadino imputato. E tutti possiamo essere imputati».

Come mai, a suo avviso, l’Anm si chiude in una difesa corporativa così strenua e astiosa?
«Perché, eliminando le correnti, perderanno potere. E una parte della magistratura “vive” di potere, si “ciba” di potere. Non può fare a meno del potere. Sono fatti così».

Le dichiarazioni del ministro Crosetto sottolineano che il voto non impatterà sul governo. Lei cosa ne pensa, anche se in pochi dovessero recarsi alle urne?
«Sono concentrato sulla campagna referendaria. Non mi sono posto il problema. Credo che non avrà alcuna influenza sul governo, certi della scelta giusta degli elettori per il Sì».

Luca D’Alessio

Autore