Il dibattito sul referendum è infestato. Fango su chi vota Sì, mistificazioni sulla separazione delle carriere, allarmi sulla tenuta democratica dell’Italia. Gennaro Varone, Pubblico ministero della Procura della Repubblica di Pescara, si intesta un compito tutt’altro che facile ma necessario: fare chiarezza sulla riforma, spazzando via gli slogan ingannevoli del No. Il suo libro La separazione delle carriere dei magistrati. Riflessioni in vista del referendum (Edizioni IlViandante) è una bussola preziosa per orientarsi tra le bufale che inquinano la campagna elettorale in vista del 22-23 marzo.

Offrire agli elettori una difesa contro la manipolazione dell’opinione pubblica. Un compito tanto coraggioso quanto impegnativo…

«Dal momento che i No, anziché esporsi sul tema referendario, si avvalgono di testimonial (attori, cantanti, subrette, professori…) non per “informare”, bensì per “persuadere” utilizzando clamorose falsità e semplificazioni ingannevoli, ho ritenuto fosse il caso».

Veniamo ai contenuti della riforma. Il No sostiene che la separazione delle carriere porrà il Pubblico ministero sotto il controllo del governo. Da Pm, mi dica la verità: è terrorizzato?

«La riforma esclude che ciò possa accadere: riconosce espressamente l’autonomia e l’indipendenza della “magistratura requirente” e le costituisce un Csm dedicato, che si occuperà del reclutamento, dei trasferimenti e delle promozioni. Resta, dunque, esclusa qualunque competenza “governativa” in tema. E no, non sono terrorizzato. Chi è timoroso, meglio cambi mestiere».

Perché il sorteggio e l’Alta Corte disciplinare seminano il panico nell’Anm?

«L’attuale Sezione Disciplinare è formata con il manuale delle correnti. Il magistrato, “rappresentato” dal suo eletto al Csm, può contare su un credito di mandato elettorale. La composizione dell’Alta Corte recide ogni possibile collegamento tra incolpato e il Giudice disciplinare».

E poi c’è il capitolo dei fondi incassati. Cosa accadrebbe se un magistrato iscritto all’Anm si trovasse di fronte, in Tribunale, un finanziatore del Comitato per il No?

«Non credo sia questa la singolarità dell’azione dell’Anm, né sia questo un tema interessante. Il fatto incredibile è che l’Anm si ponga quale soggetto politico antagonista diretto del Parlamento, del governo e del ministro. Una posizione, credo, come la Ferrovia di De Gregori (mi passi questa citazione): unica al … mondo».

Gratteri è stato chiaro: da una parte il No, i buoni; dall’altra il Sì, imputati e massoneria deviata. Non si rischia di esercitare una pressione sull’opinione pubblica, insinuando che sostenere il referendum sia moralmente sospetto?

«Il dottor Gratteri è anche un personaggio televisivo, ha una connessione sentimentale con il “suo” pubblico, e le sue parole fanno presa. Credo ne sia consapevole. A maggior ragione gli va ricordato che indagati e imputati devono ritenersi non colpevoli sino a sentenza che ne accerti in modo definitivo la responsabilità penale. Tale principio di civiltà giuridica si apprende al primo anno di università, studiando l’articolo 27 della Costituzione Repubblicana. Gli va ricordato che gli stessi condannati, quando non privati del diritto elettorale, conservano dignità, al pari di ogni altro individuo: la dignità è l’unico costituto della persona umana che non ammette limitazioni, né mortificazioni. Non si comprende, infine, su quali “fatti” egli fondi le sue personalissime considerazioni».

Lei accusa Gratteri di essere lontano dai valori costituzionali della presunzione di non colpevolezza e del giusto processo. Parole forti…

«Se le è meritate».

Il fronte del No arriva addirittura a strumentalizzare le posizioni di Falcone e Borsellino. Cosa sostenevano, realmente?

«Chi ne ha letto gli scritti, sa che Giovanni Falcone era per una regolamentazione della carriera del Pm distinta da quella dei Giudici; per un Pubblico ministero, le cui professionalità e responsabilità costituissero necessari attributi della sua indipendenza, altrimenti (testuali parole del magistrato): “Un privilegio di casta”».