L'analisi
Report non è l’unico modo di fare giornalismo di inchiesta. Il metodo Zavoli da ripassare
Il passato, nella politica come nella vita, nella cultura come nell’economia per non parlare della religione, non può essere banalmente e qualunquisticamente archiviato. A maggiore ragione nel giornalismo. Lo dico perchè da mesi assistiamo ad una sorta di barzelletta itinerante. Ovvero, secondo la narrazione e la vulgata della sinistra politica, culturale, editoriale e giudiziaria pare quasi che l’unico titolato, nonché credibile, giornalismo di inchiesta nel nostro paese sia quello rappresentato ed incarnato da Report. Soprattutto con la gestione di Sigfrido Ranucci. Appunto, una sorta di barzelletta che però si è misteriosamente imposta come regola aurea e quasi dogmatica quando si parla di giornalismo di inchiesta.
L’egemonia culturale della sinistra
Ora, tutti conosciamo la vera ragione di questa affermazione. La sostanziale, e perdurante, egemonia culturale della sinistra – seppur con un governo di centro destra – ha creato un totem che difficilmente può essere messo in discussione e che nessuno è riuscito realmente ad incrinare. E questo ancora al di là della sempre più intricante ed inquietante vicenda giudiziaria legata al duo Ranucci/Lavitola. Una egemonia che, appunto, ha creato il ‘pensiero unico’. Per dirla con termini ancora più semplici, la vulgata recita che tutto ciò che non rientra nei canoni del giornalismo di inchiesta alla Ranucci semplicemente non è giornalismo di inchiesta.
Non si può cancellare radicalmente il passato
Alla luce di questa situazione, purtroppo oggettiva e realistica, non possiamo non avanzare una riflessione. E partendo proprio dalla considerazione iniziale. E cioè, anche quando si parla del giornalismo di inchiesta non si può cancellare radicalmente il passato. Ciò che ha rappresentato, come veniva declinato, quali piste seguiva, attraverso quali meccanismi si costruiva e in ultimo, ma non per ordine di importanza, come affrontava concretamente le singole questioni all’attenzione del “menabò” della trasmissione. Ossia, un insieme di tasselli che uniti l’un con l’altro costruivano e definivano il giornalismo di inchiesta televisivo del passato. Forse glorioso ed irripetibile. Comunque sia, per citare il “principe” di quel giornalismo nonché la figura più autorevole e significativa, lo possiamo tranquillamente definire come “il metodo Zavoli”. Quel Sergio Zavoli le cui inchieste ancora oggi rappresentano uno spaccato fondamentale di ciò che è capitato nel nostro paese in una fase storica turbolenta e a volte anche drammatica.
Il metodo Zavoli
Ma, per fermarsi al “metodo Zavoli” e a ciò che oggi ci propinano come giornalismo di inchiesta, credo sia importante al riguardo mettere in fila alcuni aspetti. Non per fare inutili e anche ridicoli confronti tra i due modelli ma per rendersi conto del cambiamento quasi antropologico dell’oggi rispetto all’antico giornalismo di inchiesta. Riepilogo alcuni tasselli senza commentarli. Ovvero nel “metodo Zavoli”, almeno così mi pare, erano estranei alcuni aspetti di fondo che, invece e al contrario, caratterizzano l’attuale giornalismo di inchiesta. Li elenco per essere breve e sintetico. Nel “metodo Zavoli” non aveva cittadinanza l’attacco personale; il teorema politico che doveva ispirare l’inchiesta; la criminalizzazione politica dell’avversario/nemico”; la delegittimazione morale del nemico individuato; la cultura del sospetto trasformata in sentenza pubblica ed inappellabile; la selezione politica degli obiettivi da colpire; un metodo oscuro e misterioso nel carpire le notizie e nel dialogare con gli interlocutori da esporre alla gogna mediatica; una valutazione esclusivamente politica e di parte nel giudicare le singole questioni che venivano selezionate.
Il passato non si può dimenticare
Insomma, per farla beve, il “metodo Zavoli” non era un giornalismo militante E né, tantomeno, un giornalismo militante di carattere e politico e partitico. Con la postilla che l’attacco personale, la delegittimazione morale e politica del nemico e la strategia del teorema semplicemente non avevano cittadinanza perchè esterni ed esterni al cosiddetto giornalismo di inchiesta. Per queste ragioni, semplici ma essenziali, il passato non si può dimenticare. E quando si parla proprio del giornalismo di inchiesta televisivo il modello di riferimento continua a restare l’antico e straordinariamente moderno ed attuale “metodo Zavoli”.
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