Le operazioni di repressione contro gli esponenti politici dell’opposizione repubblicana in Turchia non si arrestano, e potrebbero estendersi al punto di includere anche la Grande municipalità metropolitana di Ankara. Una nuova vasta operazione di polizia è scattata in uno dei distretti più strategici della Capitale turca. Nel Comune di Etimesgut sono stati arrestati 55 funzionari, tra cui il sindaco repubblicano Erdal Beşikçioğlu. La Procura Generale ha dichiarato che l’indagine è in corso “per presunte irregolarità negli appalti, per corruzione, appropriazione indebita e manipolazione delle gare d’appalto”, e che sono iniziate le operazioni di perquisizione e sequestro presso la sede del Comune.

Tra le figure politiche di spicco arrestate in questi giorni tra le file del partito repubblicano vi sono quelle del distretto di Üsküdar a Istanbul, dove risiede Erdoğan con la sua famiglia, e dove Sinem Dedetaş ha regalato al Partito repubblicano del popolo (CHP) la sua prima vittoria in 30 anni alle elezioni amministrative del 2024. Mercoledì scorso la polizia turca ha arrestato Dedetaş insieme ad altre sei persone con l’accusa di corruzione. La settimana precedente, le autorità avevano arrestato Fatma Kaplan Hürriyet, sindaca repubblicana della provincia occidentale di Izmit, uno dei maggiori centri industriali della Turchia. Hürriyet è finita in galera insieme al marito e ad altri 19 funzionari nell’ambito di un’indagine per frode. Le autorità turche hanno incarcerato anche Hüseyin Can Güner, sindaco di Çankaya, cuore simbolico del partito repubblicano, la roccaforte più prestigiosa dei repubblicani nella Capitale.

Nel giro di soli sette giorni sono stati colpiti dalla magistratura turca i centri nevralgici dello storico CHP, dopo l’eliminazione dalla scena politica del sindaco di Istanbul Ekrem İmamoğlu, arrestato il 19 marzo 2025. In Turchia i colpi di Stato venivano tradizionalmente attuati dai Generali. Ora non più: i Generali se ne sono andati, sono arrivati i giudici e i colpi di Stato ora li fa la magistratura turca, eterodiretta da Erdoğan. È più facile così. Oltretutto, un esercito enorme che scendesse in strada con carri armati e fucili non sarebbe nemmeno una bella immagine per un Paese che, soprattutto a livello internazionale, tiene a far parte del pantheon delle democrazie moderne. Non è necessario per il governo arrivare a tanto. Si può ottenere lo stesso risultato con alcuni procuratori e giudici fedeli al leader.

L’eliminazione degli oppositori per mano giudiziaria metterebbe a tacere la comunità internazionale, agli occhi della quale gli arresti di sindaci e leader d’opposizione e la chiusura dei loro partiti apparirebbero così giustificati perché motivati da una dichiarata lotta alla corruzione e non da una ingerenza della magistratura nella politica per favorire il partito di governo. Si fa subito a cercare un falso testimone pronto ad accusare di corruzione senza prove il sindaco e i funzionari del proprio Comune. La pratica dei cosiddetti “testimoni segreti” è storicamente radicata nella procedura penale del sistema giudiziario turco. Uno dei testimoni segreti che ha accusato di corruzione il sindaco di Istanbul Ekrem İmamoğlu ha più di 100 precedenti penali, e altri testimoni che lo accusano hanno a loro volta decine di precedenti penali, tra cui quello di stupro e, nonostante ciò, sono considerati dalla Procura della Repubblica testimoni credibili.

In Turchia, dal 1963, la Corte Costituzionale e i tribunali ordinari hanno chiuso 26 partiti politici. L’annientamento di un partito che avviene per via giudiziaria passa per una questione di corruzione della politica. È così che i più temibili avversari per il presidente turco vengono fatti fuori senza sparare un colpo di carro armato. Dal referendum del 2010, i quadri incaricati di amministrare la giustizia sono quelli dell’Ak Parti. I giudici che non si allineano e che si rifiutano di obbedire alle indicazioni della Presidenza della Repubblica, rifiutandosi di emettere mandati di cattura contro politici di opposizione, vengono trasferiti ad altri ruoli o licenziati. Chi collabora invece è promosso. Grazie a questo sistema di premi e punizioni, Erdoğan riuscirebbe nel suo intento di non avere avversari alle prossime elezioni presidenziali. Ha perso i maggiori Comuni del Paese nelle elezioni amministrative nazionali del 2024. Uno è riuscito a recuperarlo, quello della megalopoli turca con l’arresto del sindaco İmamoğlu, che è considerato il candidato più insidioso per Erdoğan nelle prossime presidenziali.

Dopo l’arresto del sindaco di Istanbul, la magistratura ha ordinato retate della polizia nella sede centrale del maggior partito di opposizione di Ankara e di altre città, con arresti di sindaci e funzionari comunali, con sequestri e perquisizioni delle loro abitazioni e dei loro uffici, con accuse risibili di terrorismo e corruzione. Sono già centinaia i sindaci del Partito repubblicano del popolo (CHP) deposti e sostituiti da fiduciari del governo, dai cosiddetti “kayyum”, termine che evoca il regime del colpo di Stato militare del 1980, il più cruento della storia repubblicana e i terribili anni ’90, quando i Comuni amministrati da esponenti curdi venivano commissariati. La pratica dei kayyum è stata ripresa successivamente dall’AK Parti per sostituire i funzionari sgraditi nelle amministrazioni locali, come i Comuni, e in quelle centrali dello Stato, come nei vertici della polizia, dell’esercito, della magistratura, delle università e delle istituzioni artistiche.

Quella della magistratura turca non è solo un’operazione di controllo, ma è una operazione di trasformazione, di addomesticamento e di educazione dei partiti di opposizione alla visione del regime sul modello russo. Ma attenzione! Il presidente turco potrebbe essersi infilato in una trappola con il suo tentativo di “totalitarizzazione” del sistema politico e di “addomesticamento” dell’opposizione grazie alla resilienza dei leader repubblicani che facevano parte dello storico partito laico-socialdemocratico, fondato da Atatürk, e che ora hanno creato una nuova formazione politica chiamata “Yeni Parti”, “Il Partito Nuovo”, proprio per sfuggire al tentativo di assimilazione o di annientamento in atto.

Con il Partito Nuovo creato dal presidente deposto Özür Özel, le “Sei frecce” che simboleggiano il CHP potrebbero trasformarsi in lance avvelenate per Erdoğan e il suo partito. I sondaggi infatti continuano a rilevare che il neonato “Nuovo Partito”, che già rappresenta il secondo gruppo più numeroso in Parlamento con 95 parlamentari, supererebbe di gran lunga il Partito della giustizia e dello sviluppo del presidente. Ciò sta alimentando le speculazioni sul fatto che Özel potrebbe essere anch’egli arrestato.