Ambrogio
Rho, Andrea Orlandi non chiede soldi a Roma: “Se aumenterò le tasse ai cittadini il gettito dovrà restare nella casse comunali”
Andrea Orlandi non chiede soldi a Roma. Il sindaco di Rho lo ha detto al convegno del Centro Studi Grande Milano con la ruvidezza di chi ha letto i conti pubblici: “Lo Stato non ha soldi. Pensare di chiedere risorse allo Stato è una strada che finisce in un vicolo cieco”. La sua proposta va nella direzione opposta a quella che di solito si ascolta nei consessi di amministratori locali. L’unica imposta che resta davvero sul territorio, sostiene Orlandi, è l’addizionale Irpef, e su quella i comuni dovrebbero avere piena autonomia, fino alla possibilità di alzare i massimali.
Un sindaco che rivendica il diritto di aumentare le tasse è merce rara. Orlandi lo mette in chiaro senza giri di parole: “Non ho nessun problema ad andare dai miei cittadini e dire: vi aumento un’imposta per darvi questi servizi, per fare queste cose”. La condizione è una sola, che il gettito resti nelle casse comunali. Il bersaglio implicito sono i fondi arrivati negli ultimi anni, tutti vincolati a capitoli decisi altrove, senza che la parola autonomia comparisse mai. Il ragionamento parte da lontano, dal contesto globale in cui Milano compete. Rho lo conosce bene: la Fiera, Expo, l’ondata di affitti brevi che ne è seguita e che ha cambiato il mercato della casa. Gli investimenti si muovono su scala mondiale, poi ricadono sempre su un comune e sulle spalle della sua comunità, qualunque sia il livello istituzionale che sta nel mezzo. È successo con il turismo, succede ora con i data center.
Sull’assetto della futura legge speciale Orlandi non offre ricette, ma una distinzione. L’identità dei territori va salvaguardata, l’organizzazione dei servizi va messa in comune, e le due cose non si escludono. Il modello indicato è quello di CAP Holding, che gestisce il servizio idrico nei comuni dell’area metropolitana: ciascuno ha conservato la propria identità, tutti hanno beneficiato di investimenti che da soli non avrebbero potuto sostenere. Sullo sfondo, una lettura della storia milanese che il sindaco definisce di “tipico stile ambrosiano”: negli ultimi sessant’anni ogni amministrazione, di qualunque colore, ha aggiunto un mattone alla crescita della città. Altro che continuità o discontinuità, la contrapposizione che anima la vigilia elettorale: per Orlandi quella storia è un unicum, e i comuni della cintura ne sono figli.
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