La nuova Compagnia dell’Anello
Riunione straordinaria dei ministri Ue: l’Italia accelera sugli hub di rimpatrio
Non c’è bisogno di recarsi in un’ideale “terra di mezzo” per comprendere che il vertice dei ministri dell’Interno dell’Unione europea sul governo dell’immigrazione illegale assomigli a una nuova e rinnovata Compagnia dell’Anello. Tra i volenterosi che hanno aderito alla lettera di Giorgia Meloni e della premier danese Mette Frederiksen, altri 20 Stati membri dell’Ue, che tentano un’impresa considerata da alcuni alquanto impossibile: riunirsi attorno a un tavolo e dettare una linea “preventiva” contro l’immigrazione non regolamentata. Sullo sfondo della crisi a Ceuta, il botta e risposta tra Italia e Spagna. Alla frecciatina da parte del ministro degli Esteri spagnolo – che ha dichiarato l’Italia “inadeguata” – risponde con tono quasi ilare il ministro degli Esteri Antonio Tajani, sottolineando come il nervosismo di Madrid sia dettato da una politica sostanzialmente fallimentare sul tema migratorio. Al netto giudizio sulla politica migratoria spagnola si alterna però un tono conciliante, da vecchi compagni di scuola e vicini di banco, sottolineando come l’Italia sia sempre stata solidale e amica della Spagna, ma, da buoni amici, bisogna pur riconoscere i punti che non vanno: tra questi, l’affermare che la loro politica su questo dossier non sia perfetta.
È la Spagna però a non dormire sonni tranquilli, evidenziando, anche durante la conferenza stampa a seguito della riunione straordinaria, che quella dell’Italia sia stata assimilabile a una pugnalata inaspettata, auspicando un ripensamento futuro e ricordando il regime speciale di Ceuta. In questa narrazione, Mordor non è Pedro Sánchez ma l’immigrazione illegale in sé, che porta inevitabilmente come strascico l’instabilità geopolitica da un lato, e le condizioni precarie, spesso senza adeguate tutele, dall’altro. Al termine della videoconferenza durata quasi tre ore, diversi sono i riscontri positivi emersi, tra questi primo fra tutti quello del ministro degli Interni spagnolo Fernando Grande-Marlaska, che parla di “meeting costruttivo” nel quale “tutti hanno riconosciuto l’efficienza della Spagna”. Tra questi, a condividere la postura spagnola di fronte alla crisi a Ceuta c’è anche il ministro degli Interni francese Laurent Nuñez, che ha parlato di “condanna comune” nei confronti di chi volesse dividere l’Unione europea di fronte al caso di Ceuta. Il vero nodo, semmai, riguarda l’anello del potere, che in questo scenario è rimesso saldamente nelle mani dell’Unione europea. Di questo avviso è lo stesso ministro dell’Interno italiano Matteo Piantedosi, che sottolinea il ruolo dell’Ue nell’andare a stipulare degli accordi vantaggiosi con Paesi terzi.
Uno dei temi centrali nella riunione di ieri è stato proprio la possibile creazione di hub esterni, sul modello Albania, tra Nord Africa e i Balcani, con il centro in Uganda e Montenegro, che, secondo il ministro Piantedosi, costituiranno il più grande deterrente al traffico di esseri umani e ai flussi migratori irregolari (e che già ha indispettito la Spagna di Sánchez). Assieme a questo si palesa da parte dell’Italia la necessità di prevedere procedure di rimpatrio immediato degli immigrati transitati illegalmente, e che, qualora il Paese di origine si rifiuti di riammettere i propri cittadini, l’Unione europea dovrà usare “tutte le leve a sua disposizione”. Resta da capire se la nuova Compagnia riuscirà a condurre l’Anello al Monte Fato, superando i veti incrociati per bruciare finalmente l’emergenza. L’Ue prenderà in mano le redini con un accordo strutturale o la difesa dei confini comuni dovrà attendere anni di paralisi diplomatica?
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