Alla vigilia delle elezioni regionali in Sassonia-Anhalt, in programma domenica 6 settembre, intervistiamo Federico Quadrelli, vicepresidente Spd Berlino-Mitte. Secondo gli ultimi sondaggi i socialdemocratici dell’Spd si attestano intorno all’8,5% di consensi, mentre l’estrema destra dell’Afd oltre il 40%.

Perché queste elezioni sono a tutti gli effetti un test nazionale?
«Per la prima volta Afd potrebbe arrivare a guidare un Land. Nel sistema federale tedesco il Ministerpräsident, il Presidente del governo del Land, siede anche nel Bundesrat, la Camera alta, che partecipa all’approvazione di una parte della legislazione federale e interviene nelle questioni europee che riguardano le competenze dei Länder. Il sistema prevede la possibilità di governi di minoranza. Per questo uno scenario di collaborazione tra Cdu e Afd non può essere escluso. Un’eventualità che avrebbe enormi ripercussioni a livello nazionale perché romperebbe quell’accordo non scritto tra tutti i partiti: mai un’alleanza con Afd».

Sahra Wagenknecht, fondatrice del partito BSW che ha raccolto dissidenti di Die Linke, ha dichiarato di essere pronta a un’alleanza con Afd.
«Bisogna vedere se il partito di Wagenknecht supera il 5% dei voti, la soglia di sbarramento. Lo dubito perché nei sondaggi è data tra il 3% e 4%. Sahra Wagenknecht può essere definita una conservatrice di sinistra, perché considera il woke una grande bestialità. Nell’agenda politica di questa sinistra, la questione sui diritti civili ha una priorità inferiore rispetto a quella dei diritti sociali. Il tema principale è l’economia. Ritengono che sia attraverso queste battaglie che si possa recuperare parte dell’elettorato che è andato a destra».

Quali sono le ragioni della crescita dell’Afd?
«Nella comunicazione televisiva è passata l’idea che i partiti della sinistra si occupino solo di diritti civili e non più di diritti sociali. Non è così: sono diritti che vanno di pari passo. Ma i media hanno svolto un ruolo fondamentale nel contribuire a questa narrazione. C’è poi una frustrazione, soprattutto nelle regioni della ex Ddr, dove i partiti tradizionali hanno commesso molti errori dopo la riunificazione. Il ragionamento che si è affermato è questo: gli altri partiti mandano soldi all’Ucraina, sostengono Israele, si occupano di Lgbt; Afd è l’unico partito che pensa ai miei interessi».

Come pensa il suo partito di uscire dalla profonda crisi che lo investe?
«L’Spd è stato un pilastro della scena politica tedesca fino a tutto il secondo dopo guerra. Poi l’offerta partitica è aumentata considerevolmente. Ma l’errore è stato pensare che andare all’opposizione fosse necessariamente un dramma. Governando a tutti i costi siamo scesi troppo a compromesso sui diritti sociali. La nostra identità si è appiattita su quella del centro destra e abbiamo perso consensi. Se poi consideriamo che nel 2017, con l’approvazione del matrimonio egualitario, la Cdu di Angela Merkel ha sottratto alla sinistra il monopolio della battaglia sugli Lgbt, il cerchio si chiude».