«Non è detto che ogni Stato che assume una decisione contro lo Stato ebraico sia antisemita, ma l’ondata massiccia di incitamento all’odio contro Israele affonda le radici nell’antisemitismo», spiega il presidente dell’European Jewish Association, Menachem Margolin, in seguito alla posizione assunta dal Regno Unito e alla dichiarazione congiunta di 11 Paesi europei – tra cui il Canada – su nuove sanzioni commerciali da applicare nei confronti degli insediamenti. Per Margolin si tratta di un «doppio standard molto pericoloso».

Presidente Margolin, 12 Paesi sono pronti a sanzionare Israele, che reagisce chiudendo il consolato inglese a Gerusalemme Est. Cosa pensa di queste nuove tensioni?
«Credo che ci sia un doppio standard molto pericoloso quando si parla di Israele rispetto ad altri Paesi verso cui l’Unione europea ha un’opinione diversa».

Cioè?
«Alcuni Paesi puntano il dito contro Israele, mentre restano in silenzio sulle problematiche del resto del mondo, che non vedono».

Dietro queste sanzioni ci sarebbe dunque una matrice antisemita?
«Non è detto che ogni Stato che assume una decisione contro lo Stato ebraico sia antisemita, ma l’ondata massiccia di incitamento all’odio contro Israele e il suo legittimo diritto alla difesa affonda le radici nell’antisemitismo».

Nonostante sia di religione ebraica, il segretario di Stato inglese per gli Affari Esteri Ed Miliband ha parlato di «pulizia etnica» in Cisgiordania da parte di Israele.
«L’EJA non assume posizioni sulle parole di Miliband, né tantomeno rappresenta Israele. È necessario però dosare bene le parole, almeno per la sicurezza delle comunità ebraiche europee, che vivono da secoli nel Vecchio Continente».

Qual è dunque la posizione dell’EJA, che rappresenta gli ebrei europei, di fronte a questo nuovo scenario?
«L’EJA invita i Paesi europei alla prudenza, sapendo che percorrere questa strada mette a rischio la sicurezza delle comunità ebraiche in Europa. L’uso di parole non appropriate rischia di far degenerare la situazione: bisogna sapere che ogni presa di posizione avrà delle conseguenze, quindi serve la massima cautela. Ogni volta che abbiamo assistito a un’ondata di incitamento contro Israele, ne è seguita immediatamente una di antisemitismo nel continente».

Come crede sia possibile riavvicinare l’Europa e Israele?
«Con la diplomazia. Non è la prima volta che ci sono divergenze. Negli ultimi mesi, del resto, ci sono stati scontri anche tra alcuni Paesi europei e gli Stati Uniti: capita che ci siano visioni diverse su un problema. La strada giusta è discutere, per arrivare a un accordo. Ciò che invece non è negoziabile è negare a Israele il diritto all’esistenza e alla difesa».

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Ruben Caivano, studente al terzo anno del corso di laurea in Scienze Politiche e Studi Europei. Appassionato di attualità, relazioni internazionali e integrazione europea, guardo alla storia del secolo scorso come una chiave di lettura fondamentale per comprendere gli eventi di oggi.