Undici anni di reclusione e interdizione perpetua dai pubblici uffici. È la condanna dei giudici della seconda sezione penale del tribunale di Roma nei confronti dell’allora giudice del Consiglio di Stato Nicola Russo, accusato di corruzione in atti giudiziari. Russo è infatti ritenuto il destinatario di alcune somme di denaro dall’avvocato Piero Amara per aggiustare almeno tre sentenze.

Nei confronti di Russo, presente in aula, l’accusa aveva chiesto sette anni e mezzo di reclusione. L’ex giudice del Consiglio di Stato dovrà risarcire oltre 60mila euro all’amministrazione giudiziaria a titolo di riparazione pecuniaria: inoltre dovrà risarcire altre parti civili, tra cui la presidenza del Consiglio dei ministri, oltre alla confisca di beni pari a 18.500 euro.

L’ex giudice era stato sospeso dal suo incarico già nella primavera del 2018, quando era stato arrestato per una presunta sentenza favorevole in cambio di denaro e altre utilità. La condanna odierna nasce invece dalle rivelazioni degli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore su alcune sentenze pilotate al Consiglio di Stato e al Consiglio di giustizia amministrativa della Regione Sicilia: Amara riferì di aver dato al giudice 80mila euro, promettendone altri 60mila per far ‘aggiustare’ tre sentenze.

Nell’ambito dello stesso procedimento, nel luglio 2019 avevano patteggiato una pena di 2 anni e mezzo l’ex magistrato della Corte dei Conti Luigi Pietro Maria Caruso e l’ex presidente del Consiglio di giustizia amministrativa siciliana Raffaele Maria De Lipsis, entrambi accusati di corruzione in atti giudiziari. Il terzo imputato, il deputato (ora sospeso) dell’assemblea regionale siciliana Giuseppe Gennuso, il gup De Robbio ha ‘ridotto’ l’accusa in traffico di influenze fissando in un anno e due mesi la pena.