Simone Uggetti è scoppiato in lacrime martedì pomeriggio, quando ha ascoltato le parole pronunciate dai giudici della Corte d’Appello di Milano: assolto “perché il fatto non sussiste”. Un castello giudiziario crollato cinque anni dopo il suo arresto, quando nel maggio 2016 l’ex sindaco PD di Lodi si trovò la Guardia di finanza a casa, le manette e poi il carcere di San Vittore per dieci giorni.

Il processo di secondo grado che lo ha visto imputato per turbativa d’asta, con l’accusa di aver favorito nel bando per la gestione delle piscine estive Belgiardino e di via Ferrabini la società privata Sporting Lodi, è finito con una assoluzione piena.

Le lacrime sono arrivate dopo la lettura del dispositivo, a seguito di una camera di consiglio durata circa un’ora. Uggetti in primo grado, il 29 novembre 2018, era stato condannato a 10 mesi di reclusione e 300 euro di multa.

L’Appello gli ridà giustizia dopo cinque anni devastanti, tra l’arresto, i sospetti, la gogna mediatica e la fine di una carriera politica. Una sentenza che arriva dopo “cinque anni da incubo, è stata una esperienza che non augurerei neanche al mio peggior nemico, ma alla fine la giustizia è arrivata”, ha raccontato Uggetti al termine dell’udienza.

Dopo la sentenza di primo grado, ha ricordato Uggetti, “avevo detto che attendevo giustizia e oggi è arrivata”. I giudici, sottolinea l’ex sindaco, “hanno riconosciuto ciò che è stato, cioè che tutti noi abbiamo sempre agito nell’interesse pubblico”, cosa che “mi hanno riconosciuto i miei cittadini che mi hanno ringraziato e mi hanno spesso fermato per strada per dirmi che pregavano per me. Avevano capito l’enorme stortura tra i reati contestati e la misura cautelare che ho subito”.

Una “vita stravolta”, racconta Uggetti, e a qualcuno devono fischiare le orecchie. È il caso del ministro degli Esteri Luigi Di Maio, che all’epoca andò di persona a Lodi e su un palco allestito per l’occasione chiese le dimissioni di Uggetti, poi arrivate. “Se non si dimette lui, le dimissioni gliele devono chiedere Renzi e Guerini, ma non ho sentito Renzi farlo ancora. Chiedo al Pd di liberare i cittadini lodigiani tenuti in ostaggio”, diceva all’epoca ‘Giggino’ tirando in ballo l’allora segretario Dem Matteo Renzi, ora leader di Italia Viva, davanti a una platea di 300 persone che gridavano ‘onestà, onestà’.

La sentenza di martedì lo ha confermato: Uggetti era onesto, ma ciò non ha impedito ad altri parlamentari pentastellati di mettere in atto una campagna di gogna mediatica contro l’allora sindaco di Lodi. Protagonisti alcuni dei big del Movimento: dall’ex ministro Danilo Toninelli ai pasdaran Alessandro Di Battista e Paola Taverna, da Laura Castelli a Nicola Morra, fino a Riccardo Fraccaro.

Tutti uniti nell’attaccare Uggetti, nel fare fronte unico con la Procura che ha invece incassato una sentenza che smonta accuse rivelatesi infondate che, come rivendicato dagli stessi 5 Stelle, “avevamo già denunciato”.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia