Assolto anche il marito Roberto Imberti
Siria Trezzi non era una corrotta, dopo sei anni e una carriera politica disintegrata finisce il calvario dell’ex sindaco di Cinisello Balsamo
Siria Trezzi, ex sindaco di Cinisello Balsamo, non era una corrotta. E non lo era nemmeno suo marito, Roberto Imberti, ex vicesindaco della stessa città. Eppure Trezzi, allora esponente del Pd e primo cittadino dal 2013 al 2018, era finita anche agli arresti domiciliari per quelle accuse, così come il marito, ed entrambi erano stati condannati in primo grado. Ingiustamente, hanno sancito nei giorni scorsi in appello i giudici, che li hanno assolti entrambi con formula piena. Intanto, però, sei anni di vita persi e una carriera politica disintegrata. La vicenda giudiziaria deflagrò il 19 giugno del 2020, giorno in cui Trezzi, non più sindaco ma Consigliere delegato a Mobilità e servizi di rete della Città metropolitana di Milano, venne arrestata insieme al marito con l’accusa di corruzione a beneficio di un immobiliarista, Paolo Cipelletti, anche lui arrestato. L’imprenditore, secondo la Procura, con la compiacenza di un ex assessore, Ivano Ruffa, e di un consigliere comunale, Franco Marsiglia, entrambi sottoposti all’obbligo di firma, avrebbe ottenuto una valutazione sovrastimata di terreni e proprietà immobiliari all’interno del Parco Grugnotorto di Cinisello Balsamo, aree destinate a un centro commerciale e al parcheggio per la metropolitana.
Secondo l’inchiesta, avviata dai pm di Monza, l’ex sindaco avrebbe ottenuto utilità e il marito promesse di denaro e incarichi. L’imprenditore, sempre stando alle accuse, avrebbe ottenuto la rivalutazione di un terreno agricolo da 6 a 16 milioni di euro, facendolo inserire nel progetto urbanistico per l’ampliamento di un centro commerciale. Le indagini erano state avviate due anni prima con un blitz della Guardia di Finanza per acquisire documenti negli uffici tecnici del Comune. Pochi giorni dopo l’arresto, Trezzi si dimise da Consigliere della Città metropolitana di Milano. Subito dopo l’interrogatorio di garanzia, l’avvocato dell’ex sindaco, Vinicio Nardo, spiegò che Trezzi aveva chiarito che “quei comportamenti che sono stati ritenuti a favore del privato, in realtà erano a favore della collettività”, e che il primo cittadino aveva agito per “sbloccare cause che inabilitavano iniziative per migliorare Cinisello”.
E se pochi giorni dopo l’interrogatorio la misura cautelare venne revocata, il 10 ottobre del 2022 il gup del Tribunale di Monza, nel processo col rito abbreviato, emise la sua sentenza: condanna a 4 anni per Trezzi e per suo marito, 3 anni e 6 mesi per l’ex assessore del Pd Ruffa e per l’ex consigliere comunale ed ex segretario cittadino dem Marsiglia. Gli imputati vennero inoltre condannati all’interdizione perpetua dai pubblici uffici e al risarcimento del danno di 200mila euro a favore del Comune di Cinisello Balsamo, nel frattempo costituitosi parte civile. Ma ciò che appariva certo in primo grado, subì un’inversione totale in appello, tanto che nel corso del processo anche la Procura generale chiese l’assoluzione degli imputati. E pochi giorni fa la seconda sezione penale della Corte d’Appello di Milano ha fatto tabula rasa della condanna, assolvendo Trezzi e suo marito perché il fatto non sussiste, e l’ex assessore Ruffa per non aver commesso il fatto, mentre l’ex segretario cittadino del Pd, Marsiglia, deceduto nell’aprile del 2025, non ha fatto in tempo a gioire per il ribaltamento della sentenza. I giudici hanno anche revocato tutti i risarcimenti disposti dal gup. L’assoluzione disposta in appello non potrà non avere riflessi anche sul processo ordinario, che nel dicembre scorso si è concluso in primo grado con la condanna dell’immobiliarista Cipelletti a 6 anni e 8 mesi per corruzione proprio in concorso con Trezzi, adesso scagionata da ogni accusa.
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