La risposta del governo al presidente della Repubblica è stata immediata. Mattarella aveva espresso preoccupazione per la situazione delle carceri e aveva chiesto che si facesse qualcosa per ridurre il sovraffollamento e riportare la legalità. Il premier Conte ha risposto assicurando che aumenterà gli apparecchi telefonici. Non sto mica scherzando eh: è così. Non ha aggiunto altro. Salvo blandire la coppia Salvini-Travaglio (e quindi i 5 Stelle) giurando che non ci saranno scarcerazioni.

Ora, non ci vuole un sofisticato analista politico per capire che se si vuole ridurre il sovraffollamento c’è un solo modo: ridurre il numero dei detenuti, scarcerandone alcuni. E questo avevano chiesto, prima le Camere penali (insieme al nostro giornale), poi alcuni partiti, poi diversi magistrati, l’altro giorno anche i presidenti dei tribunali di sorveglianza di Brescia e Milano (con una lettera drammaticissima a Bonafede) ieri, infine, persino l’Anm. Il ministro probabilmente non è stato neanche informato di tutte queste iniziative, lui si occupa d’altro.

Conte, invece, che è avvocato, ha saputo, e ha detto “niet”. Le Camere penali avevano indicato anche una via concreta di soluzione: concedere i domiciliari a tutti coloro che sono detenuti con condanne molto lievi (sotto i due anni) e dunque considerati colpevoli di reati lievi. Quanti sono? Circa 17 mila. Basta un decreto per risolvere il problema. Conte non si è degnato neppure di rispondere. I presidenti dei tribunali di sorveglianza lo hanno avvertito: rischiamo rivolte assai più sconvolgenti di quella di 15 giorni fa. Silenzio di palazzo Chigi.

Poi ha parlato Mattarella e Conte ha risposto con quella trovata dei telefoni. Conte si dimostra un irresponsabile, come il suo ministro. Una volta si diceva che fosse cinico Andreotti: di fronte al cinismo assoluto di questo avvocato, venuto da chissà dove, Andreotti era un tenero boy scout.

 

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