L'intervista
Strage sfiorata sul Flydubai, Denicolai: “L’equipaggio non può essere esente da controlli. Così un pilota può portare armi a bordo”
Tutto accade nella cabina di pilotaggio del volo FZ1073. Il copilota, un omanita, appena il volo Flydubai entra nello spazio aereo israeliano prova a tirarlo giù, perdendo rapidamente quota. Il comandante viene accoltellato. Una serie di miracoli a bordo, però, evitano il peggio. Abbiamo chiesto di ricostruire la vicenda per noi a Giorgio Denicolai, esperto di sicurezza aeronautica.
Denicolai, che cosa è successo sul volo Flydubai da Dubai a Tel Aviv?
«Secondo le informazioni disponibili, il copilota avrebbe aggredito e accoltellato il comandante durante il volo, tentando poi di prendere il controllo dell’aereo. Il Boeing 737 ha avuto una brusca perdita di quota ed è entrato in una situazione estremamente pericolosa. A bordo c’era però un secondo equipaggio, che era in trasferimento, e che è riuscito a prendere i comandi e a portare l’aereo in sicurezza a Tabuk, in Arabia Saudita. È stata una sfiorata strage».
Il punto più delicato riguarda però il copilota. Era omanita…
«L’Oman non ha relazioni diplomatiche con Israele. E bisogna capire come sia stato possibile che un pilota omanita fosse autorizzato a operare su una rotta diretta a Tel Aviv. Israele ha infatti regole precise sulla nazionalità degli equipaggi autorizzati a volare sulle sue rotte. Questa circostanza deve essere chiarita dall’inchiesta».
È qui che vede una falla nella sicurezza?
«Sì. La questione più importante che emerge è quella dei controlli sugli equipaggi. I piloti sono considerati personale di fiducia e, negli aeroporti, hanno percorsi di sicurezza diversi da quelli dei passeggeri. Entrano attraverso varchi riservati e portano con sé la propria valigetta operativa. Se un pilota può accedere all’aereo senza essere sottoposto agli stessi controlli ai quali viene sottoposto un passeggero, esiste evidentemente un punto vulnerabile».
Quindi anche un coltello può arrivare a bordo attraverso un membro dell’equipaggio?
«È uno degli aspetti da chiarire. Il principio di sicurezza è evidente: se si considera l’equipaggio totalmente esente da controlli perché è personale autorizzato, si crea una vulnerabilità. Un pilota non ha bisogno di introdurre un’arma sofisticata: ha già a disposizione un aereo che, nelle sue mani, può diventare un’arma. La valigia dei documenti di volo con cui si imbarca il pilota non viene quasi mai controllata: lì poteva nascondersi il coltello».
Come è stato possibile salvare il volo?
«La circostanza decisiva è stata la presenza a bordo del secondo equipaggio. I piloti in trasferimento hanno potuto assumere i comandi dopo che i due membri dell’equipaggio titolare erano rimasti feriti. È stata una circostanza fortunata e determinante. E poi sono entrati in gioco i passeggeri israeliani. Veri eroi dell’aria. Le cabine dei piloti hanno porte progettate per resistere a un ingresso forzato. Bisogna capire se siano state aperte dall’interno, se sia stato utilizzato un sistema di sblocco a disposizione del personale di bordo. Certamente l’eroismo dei passeggeri ha salvato la situazione, immobilizzando l’attentatore».
Il fatto che il copilota fosse omanita fa pensare a un’azione terroristica organizzata?
«Non necessariamente. Potrebbe essere stata l’azione di un singolo. Per parlare di terrorismo organizzato servono elementi che al momento non abbiamo. Il dato che possiamo affermare è che un membro dell’equipaggio avrebbe aggredito l’altro e che l’aereo ha rischiato di precipitare. Il movente dovrà essere accertato».
Qual è allora la lezione più importante che questo episodio lascia alla sicurezza aeronautica?
«Che il sistema deve controllare tutti i suoi punti vulnerabili. Dopo l’11 settembre abbiamo costruito una sicurezza molto sofisticata intorno al passeggero, ma non possiamo dare per scontato che il rischio venga soltanto da chi sale a bordo come passeggero. Un equipaggio infedele, o un singolo membro dell’equipaggio che perde il controllo, può avere accesso direttamente alla cabina di pilotaggio e ai comandi dell’aereo. Questo è il punto che va affrontato».
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