Due caschi blu dell’Unmiss, la missione delle Nazioni Unite in Sud Sudan, sono stati uccisi in un’imboscata contro un convoglio onusiano nello Stato di Jonglei. Altri tre militari sono rimasti feriti, così come due poliziotti della polizia sud sudanese e due uomini del personale civile che lavora con la Nazioni Unite nella nazione africana. Questa vera e propria imboscata è avvenuta a pochi chilometri dalla cittadina di Pajut dove i caschi blu si stavano recando per un pattugliamento di routine. Un gruppo di uomini armati sarebbe uscito dalla boscaglia colpendo ripetutamente i mezzi con gli stemmi delle Nazioni Unite e fuggendo poi molto rapidamente.

Anita Kiki Gbeho, Rappresentante Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite e Capo dell’Unmiss, ha parlato di crimini di guerra contro le forze del Palazzo di Vetro ed ha anche dichiarato di aver schierato una “Forza di Reazione Rapida” nella zona colpita per cercare i colpevoli di questo attacco vigliacco.

La dirigente onusiana ha fortemente condannato questo attentato contro chi sta faticosamente cercando di sostenere la pace in Sud Sudan. Il più giovane paese africano, nato nel 2011 dopo 50 anni di lotta per l’indipendenza da Khartoum, è una nazione tecnicamente fallita che non ha mai raggiunto un minimo di stabilità politica e sociale. Dopo anni di violenza nel 2018 un accordo di condivisione del potere ha momentaneamente posto fine alla guerra, ma negli ultimi mesi gli scontri sono ripresi quasi ovunque.

Tom Fletcher, the U.N. under-secretary-general for humanitarian affairs and head of OCHA, center, talks with patients at Akobo County Hospital in South Sudan, Saturday, Feb. 21, 2026. (AP Photo/Florence Miettaux)
Associate Press/ LaPresse
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Il governo del Presidente Salva Kiir sta cercando di tenere le prime elezioni del paese a dicembre 2026, ma per gli osservatori internazionali resta impossibile votare liberamente in quasi metà del territorio nazionale. Quello sudsudanese è uno scontro fra il Presidente Salva Kiir ed il vicepresidente Riek Machar che usano la scusa etnica per alimentare la violenza. Salva Kirr appartiene alla tribù dei Dinka, etnia maggioritaria nel Sud Sudan, mentre Riek Machar è un membro del gruppo dei Nuer, numericamente al secondo posto. Accanto alle milizie tribali sono nati decine di gruppi ribelli che fanno capo a locali signori della guerra e che cambiano continuamente alleanza, dominando intere province nella aree più desolate dello Stato.

Il Sud Sudan ha un potenziale petrolifero ancora da sfruttare e le battaglie più cruenti si sono svolte proprio per il controllo dei pozzi e per le vie di comunicazioni che portano ai porti, di cui la nazione è sprovvista. Le Nazioni Unite sono in Sud Sudan ininterrottamente dalla sua fondazione e schierano oltre 20mila soldati per cercare di difendere la popolazione che molto spesso è costretta ad abbandonare le proprie abitazioni per sfuggire ai combattimenti.

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Matteo Giusti, giornalista professionista, africanista e scrittore, collabora con Limes, Domino, Panorama, Il Manifesto, Il Corriere del Ticino e la Rai. Ha maturato una grande conoscenza del continente africano che ha visitato ed analizzato molte volte, anche grazie a contatti con la popolazione locale. Ha pubblicato nel 2021 il libro L’Omicidio Attanasio, morte di una ambasciatore e nel 2022 La Loro Africa, le nuove potenze contro la vecchia Europa entrambi editi da Castelvecchi