Giornalista politico calabrese, già direttore vicedirettore di La7, Carmine Fotia era stato sondato per candidarsi alle suppletive di Reggio Calabria.

Ha vinto il centrodestra, ma il seggio di Reggio non avrebbe dovuto essere contendibile, anzi quasi già vinto dal centrosinistra?
«Il dato va letto considerando che, con le decine di migliaia di elettori residenti all’estero che non hanno votato, la partecipazione del territorio arriva quasi al 30%. Il significato politico del voto è quindi amplificato, per chi ha vinto e per chi ha perso. Il voto dimostra la forza propulsiva del modello Cannizzaro, che è il principale vincitore. Ridurlo a puro voto clientelare è un errore che la sinistra ha commesso e continua a commettere. Cannizzaro appare ai reggini come uno che si è fatto da solo, partendo da un paesino dell’Aspromonte».

Quali sono stati gli errori principali della candidatura e della campagna elettorale del centrosinistra?
«A Reggio il Pd è l’epicentro di uno smottamento elettorale che dura da quasi cinque anni. Pd, M5S e Italia Viva, insieme, hanno più voti di Frank Benedetto. La mia candidatura e quelle del sindaco di Roccella e della sindaca di Villa San Giovanni erano indipendenti dalle correnti del Pd reggino e avrebbero potuto rappresentare un messaggio di rinnovamento. Invece si è puntato su Benedetto. La frase più forte per convincere a votarlo è stata: “Ogni reggino ha avuto un familiare curato dal medico Benedetto”. Non poteva bastare. Si sarebbe dovuta accendere una contrapposizione frontale con il candidato di Vannacci, lasciando a Cannizzaro e Occhiuto il ruolo di frontman contro l’estrema destra. Finora non ho sentito una riflessione seria nel Pd su questa quarta sconfitta consecutiva».

L’effetto Vannacci non si è visto. E soprattutto non ha preso voti al centrodestra…
«Vannacci non è andato bene, ma non è ininfluente. Ha sbagliato una serie di mosse da manuale. Si è presentato a passeggio a Reggio con uno che indossava la maglietta del Catanzaro: a Reggio è come indossare la maglietta della Lazio al Roma Club di Testaccio. Con il ritocco della foto della compagna di Occhiuto ha toccato qualcosa di sacro per i reggini: mamma, moglie e sorella non si toccano. Quel “curnutu tu e cu non tu rici” è salito dal cuore di una città. Non è bello, ma è così».

La partita in Forza Italia si è fatta più unitaria di quello che sembrava all’inizio. Si stanno ricomponendo le fratture in casa azzurra?
«Il voto dimostra una forza propulsiva del modello Cannizzaro. È lui il principale vincitore. Ridurre il risultato a un puro voto clientelare è un errore. Ciccio Cannizzaro appare ai reggini come uno che si è fatto da solo, partendo da un paesino dell’Aspromonte».

Quale lezione deve trarre Schlein? La presunzione di autosufficienza non basta. Il Pd finisce sotto la linea di galleggiamento…
«Riformisti, centristi ma anche Avs e M5S non hanno toccato palla. Hanno solo accettato il diktat del Pd, che aveva scelto Di Benedetto fin dall’inizio. Per il futuro, il sindaco di Roccella Salvatore Zito, giovane e di antica stirpe socialista, avrebbe rappresentato un buon punto di partenza, aprendo alla società civile e a un nuovo gruppo dirigente del centrosinistra».

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Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.