Al di là dei sondaggi, il fenomeno Meloni è partito dall’opposizione ed è arrivato alla guida del Paese. La premier è riuscita a intercettare le anime conservatrici di destra e di centro e le ha istituzionalizzate. Ora Giorgia ha un asso nella manica per stare a destra e nel contempo intercettare le anime di centro: un listone civico animato da FdI. Il Riformista ne ha parlato con Fabrizio Tatarella, vicepresidente della Fondazione Tatarella.

Lei sostiene che tra Pinuccio Tatarella e Giorgia Meloni ci sia un filo diretto, nonostante non si siano mai conosciuti. Quale sarebbe questo filo?

«Io credo che una sia la continuazione dell’altro dal punto di vista dell’azione e del percorso politico. Giorgia Meloni rappresenta l’evoluzione del pensiero di Pinuccio Tatarella: un pensiero modernista, che voleva la destra al governo del Paese, una destra di stampo conservatore. Tatarella era un conservatore già negli anni Ottanta, nel Msi. Pur senza conoscerlo, Giorgia ha messo in pratica gran parte della politica di Tatarella. Ha riportato la destra al governo, come fece Pinuccio nel 1994 con Alleanza Nazionale. Ha costruito una destra europea e atlantista. In questo senso ha realizzato il progetto di Tatarella».

C’è però un progetto che Tatarella non è riuscito a portare a compimento: «Oltre il Polo». Che cosa significava?

«Era una strategia per portare i moderati di centro del centrosinistra, nel centrodestra. Tatarella diceva che il centro nella sinistra sarebbe scomparso, mentre nel centrodestra avrebbe potuto imporsi, perché c’erano comuni battaglie, visioni e valori. Diceva che bisognava costruire la casa degli italiani al 65% non di sinistra. La sua lettura era che l’Italia fosse un Paese a maggioranza moderata, cattolica e conservatrice. Pinuccio scompare poco dopo averla annunciata. Oggi quell’intuizione è tornata di grande attualità».

Riprendendo questo «Oltre il Polo», potrebbe tradursi concretamente in un listone in vista delle prossime elezioni politiche?

«Non so se attraverso una lista. Potrebbe essere una formazione di accompagnamento, all’interno della coalizione, composta da persone che si riconoscono in Giorgia Meloni pur non appartenendo alla storia della destra. Meloni deve presidiare il lato destro, perché la storia della destra italiana è la sua. Non esiste destra più a destra di Fratelli d’Italia e non esiste una persona più a destra di Giorgia Meloni. Vannacci non era nel Msi, non era in Alleanza Nazionale. Ma proprio perché Meloni rappresenta quella storia, deve anche aprirsi e dialogare con gli elettori che vengono da altri mondi: quelli di Calenda, di Martina, i riformisti del Pd. Il centro ha dignità politica se sta nel centrodestra».

Quindi secondo lei potrebbe essere una mossa di Meloni per le prossime elezioni, creare questa lista di centro?

«Secondo me sì. Potrebbe essere una lista civica di persone che non provengono dalla destra italiana, ma che stimano Giorgia Meloni e possono portare un valore aggiunto. Tatarella aveva capito che per allargare il centrodestra bisognava coinvolgere anche la società civile».

Chi potrebbe essere il capofila di un eventuale listone di centro?

«Penso a persone della società civile: giornalisti, imprenditori, intellettuali, persone dell’associazionismo. Non persone di partito. Tatarella aveva pensato persino a Bruno Vespa come portavoce. Sono passati trent’anni: oggi servirebbe un “Vespa” dei nostri tempi, un direttore di giornale, un leader sindacale o una personalità dell’associazionismo capace di risvegliare la passione politica, soprattutto tra i giovani. I partiti da soli non bastano più. Servono persone capaci di diventare testimonial di una proposta politica».

E questo potrebbe essere anche un modo per arginare una possibile deriva vannacciana?

«Vannacci lo argina Meloni. Lei deve ricordare da dove viene e quale storia rappresenta. La destra, nella sua storia politica, è Giorgia Meloni. La sua scelta deve essere quella di sfondare al centro».

Forza Italia potrebbe darle una mano o ha già abbastanza problemi interni?

«Penso che si debba costruire una strategia di “Oltre il Polo” a sostegno di Giorgia Meloni, con persone che non siano necessariamente di Forza Italia o di Fratelli d’Italia, con visibilità professionale, culturale o imprenditoriale. L’obiettivo è parlare a un’Italia più ampia senza rinunciare all’identità del centrodestra, e può coinvolgere mondi ancora fuori dai partiti».

La conferma del governo Meloni, dunque?

«Esattamente. Questa è la partita dell’“Oltre il Polo” oggi: andare oltre i confini tradizionali dei partiti e costruire una coalizione più larga, capace di parlare anche a chi non viene dalla storia della destra ma può riconoscersi nella proposta di governo di Giorgia Meloni».