Il commento
Terremoto Centro Italia, dieci anno dopo c’è vita (buona) nel cratere
C’è un’area interna che sta contrastando la marginalità facendo ripartire le imprese con progetti che offrono opportunità per restare e per tornare
Un amico giornalista mi ripete: dopo tutto questo tempo, il terremoto interessa solo ai terremotati. Temo che abbia ragione, ma non dovrebbe essere così. E vorrei poterlo spiegare agli italiani non terremotati. La sequenza sismica avviata dieci anni fa, nella notte tra il 23 e il 24 agosto 2016, non ha solo distribuito tragedie e distruzioni in una vastissima area del Centro Italia, ma ha rischiato di cancellare il cuore del Paese.
A chi dice che dieci anni sono tanti, dico: è vero. Sono troppi per coloro che piangono le loro vittime e per coloro che ancora vivono fuori casa. Ma sono la metà del tempo che l’efficientissimo Friuli Venezia Giulia impiegò per ridarsi vita dopo il 1976. Ed era una Italia diversa, in cui le procedure ambientali e amministrative erano molto meno complesse e il territorio ferito era poco più della metà di quello devastato dalla sequenza dei quattro terremoti che si susseguirono tra il 24 agosto 2016 e il gennaio 2017. Una grande, enorme “area interna” che scavalla tra quattro regioni – Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo – lungo le pendici dell’Appennino centrale. La “montagna magra” come la definiva Pasolini, opponendola a quella “grassa e ricca” delle Alpi. Eppure, in questo Appennino “magro” è cresciuta l’Italia e l’Europa che conosciamo: San Benedetto prima e poi san Francesco sono nati e cresciuti qui; qui hanno manifestato quella spiritualità che ha intriso laici e religiosi di ogni tempo. E di ogni luogo. E qui abbiamo ridato vita ai segni dei loro percorsi, dai quattro santuari francescani della Valle Santa di Rieti, a tutto il cammino di San Benedetto da Subiaco a Montecassino.
Ma le radici non sono tutto. In questo Centro Italia c’è una capacità di ripresa sociale ed economica che pochi forse immaginavano: fino al 2023 il “cratere” – come viene indicato il territorio di 8000 kmq devastato dalle scosse del 2016-2017 – faticava ad agganciare la ripresa nazionale; nell’ultimo biennio il rapporto si è rovesciato e, rispetto al 2022, la crescita del valore aggiunto è superiore al 21%, contro il 12,3% dell’Italia. Nove punti in più in tre anni, proprio mentre entravano a regime i cantieri della ricostruzione e i progetti per lo sviluppo e le imprese del programma Next Appennino. Il Fisco conferma questo fenomeno. Nel 2023 (ultimo dato disponibile) il Cratere Sisma 2016 ha generato un reddito imponibile superiore a 10,8 miliardi di euro: se fosse una provincia, sarebbe la 23ª in Italia, davanti alla provincia autonoma di Trento. Il reddito medio per contribuente è salito a circa 22,5mila euro, oltre 2.500 euro in più sul 2021: +19% di crescita contro il +16,9% della crescita media nazionale. Mentre la manifattura italiana arretrava del 4,1%, Rieti è stata una delle sole otto province italiane a chiudere il 2024 con l’industria in crescita (+1,60%), terza in Italia; L’Aquila e Teramo sono tra le prime quattro province per crescita del valore aggiunto agricolo. Sul reddito delle famiglie, Teramo è quinta in Italia per crescita nel 2024 (+4,8%), con Ascoli Piceno, Rieti e Perugia sopra la media nazionale.
Ogni euro investito attiva 1,78 euro di Pil aggiuntivo in Abruzzo, 1,79 nelle Marche, 2,07 in Umbria e 1,38 nel Lazio. A completamento degli interventi l’impatto stimato è di 3,87 miliardi di Pil aggiuntivo e 15.298 nuovi occupati. E l’attuazione sta confermando la stima: con un avanzamento medio dei progetti salito in un anno dal 27% al 36%, sono già associabili alla fase realizzativa 1.485 milioni di Pil, 9.841 occupati e circa 1,7 miliardi di investimenti reali aggiuntivi, mentre la domanda dei cantieri, con quasi 2 miliardi liquidati negli ultimi dodici mesi, alimenta in parallelo lo stesso circuito territoriale. I 18.514 occupati in più determinati dalla maggiore produttività – previsti dal Cresme – superano i 15.298 generati dall’effetto diretto della domanda e, a differenza di questi, non dipendono dalla durata dei cantieri e degli investimenti diretti ma dalla maggiore capacità produttiva installata. L’occupazione strutturale post-cantiere supera quella temporanea di cantiere, che è esattamente la risposta al rischio classico delle ricostruzioni (il lavoro che svanisce a lavori finiti). In questo caso il contributo strutturale supera quello di cantiere.
C’è un’area interna – una grande area interna del Paese – che sta contrastando attivamente la marginalità, ricostruendo le comunità, facendo ripartire le imprese, con progetti innovativi (dalla filiera del legno al turismo destagionalizzato anche grazie ai Cammini, tanto di moda quello di Santiago, e ancora così poco promossi quelli del nostro Appennino) che offrono nuove opportunità per restare e per tornare. Nello spirito di quel diritto a restare che il vicepresidente esecutivo della Commissione europea, Raffaele Fitto, ha posto come nuova strategia dell’Unione. Sempre il Cresme prevede che i saldi migratori nel Cratere tornino positivi: lo scenario al 2044 recupera quasi 44 mila residenti rispetto alla traiettoria prevista post-sisma, e secondo i sondaggi il 58% dei residenti dichiara che nel Cratere si vive meglio di tre anni fa. C’è vita – e vita buona – nel Cratere.
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