Sempre più convintamente si inizia a pensare che la proposta di Meloni sull’integrazione nelle scuole sia un vero e proprio guanto di sfida al Quirinale: in ballo non c’è solamente l’elezione del prossimo Parlamento, ma a questo spetterà l’elezione del nuovo Capo dello Stato, che, a detta di La Russa, non si esclude possa essere per la prima volta di centrodestra. La proposta che arriverà in Consiglio dei ministri sul tetto massimo di studenti stranieri nelle scuole e il divieto di burqa e niqāb sta facendo discutere, dai vertici del Vaticano fino all’Onu. Il presidente turco, Recep Tayyip Erdoğan, nel suo discorso all’Assemblea generale a New York tuona: “Le misure relative al velo introdotte nelle scuole da alcuni Paesi sono un attacco ai diritti fondamentali delle donne”.

Dall’arcivescovo di Bologna Zuppi arrivano, durante le tre giornate di lavori della Conferenza Episcopale Italiana, parole molto nette: “Non possiamo accettare che il luogo di nascita, la condizione economica, fisica o il contesto sociale determinino le opportunità di apprendimento di un ragazzo. Una scuola autenticamente inclusiva è uno dei più potenti strumenti di giustizia e di pace”. Dall’inaugurazione dell’anno scolastico ad Amatrice, invece, il Presidente della Repubblica Mattarella, con il suo aplomb istituzionale, non cita direttamente il provvedimento al centro del mirino, ma richiama il principio secondo cui la scuola è la leva più importante di integrazione e che “aiuta a non formare ghetti”.

Il vicepremier Matteo Salvini ribalta il ragionamento del Quirinale: non ci saranno classi ghetto, perché già ora sono presenti “classi con 20 bimbi stranieri, di 15 etnie diverse che parlano 15 lingue diverse e 3 bimbi italiani, che non permettono agli insegnanti di fare il loro lavoro. Conto che il Presidente Mattarella la pensi esattamente come me”. Dal ministro Valditara invece, presente ad Amatrice, arrivano parole di grande elogio nei confronti di Mattarella: definisce il suo “un bellissimo discorso pronunciato con la consueta saggezza”, tenendo però a sottolineare la finalità principale del futuro provvedimento. Proprio per evitare le classi ghetto, la misura riguarderà soprattutto gli studenti che hanno carenze nell’apprendimento della lingua italiana.

Ad esprimere soddisfazione per le parole del Presidente della Repubblica è anche il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli, che reputa le affermazioni del Capo dello Stato “condivisibili”. Rampelli sostiene la necessità del tetto per gli studenti non italofoni, richiamando un precedente normativo del 1999 – il tanto noto Dpr emanato sotto il governo D’Alema, firmato dal Presidente della Repubblica Ciampi – affiancando l’attacco politico: “La sinistra che è contro questo provvedimento è contro sé stessa”.

Il Partito democratico scrive un “grazie Presidente” (in attesa di venire a conoscenza di quali siano le loro proposte in tema scolastico). L’ex ministro Vincenzo Spadafora sottolinea come il monito del Presidente Mattarella da un lato, e l’oggetto di questo provvedimento dall’altro, facciano capire pienamente che si è ormai entrati in campagna elettorale. Al di là del merito della misura, è chiaro che la partita sia ormai squisitamente politica. Le velate insofferenze del Quirinale si intrecciano con il grande obiettivo strategico del centrodestra: un “Meloni II” che valga l’elezione del primo Capo dello Stato di destra. Una mossa identitaria pensata per blindare l’elettorato, pur dovendo navigare tra le solite fibrillazioni interne.

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Classe 2002, riformista per scelta e cattolica per formazione, nel solco di maestri come Sturzo, De Gasperi e La Pira. Ho fondato Orizzonte Giuridico, un’officina di pensiero nata per rimettere la cultura del diritto al centro del dibattito pubblico. Mi divido costantemente tra l’Italia e l’Albania, con tre chiodi fissi: il Diritto Costituzionale, i sistemi elettorali e le stanze del Vaticano.