Contro la propaganda
The Gaza GenoLIE, il progetto che smonta le fake sul genocidio di Israele nella Striscia
Prima del vero c’è il verificabile. E affinché si possa dirlo di un fatto, bisogna fermarsi a controllare. È questo il grave errore che si insiste a commettere nella polemica infinita su Gaza. Non ci si ferma e non si controlla. Alla vista delle immagini, al sentire la portata dei numeri, scatta automatica l’indignazione che porta a fare una scelta di campo a chiusura stagna. Il carnefice è Israele. Le vittime sono i gazawi. Si perdono le sfumature. Le ragioni di alcune scelte, per quanto spregiudicate possano apparire, non meritano nemmeno di essere sentite. Verifica e controllo non hanno più senso.
“The Gaza GenoLIE” è un progetto di sintesi dei fatti e delle informazioni che hanno portato all’accusa di genocidio nei confronti di Israele. L’obiettivo è contestarne la narrazione. È un lavoro di documentazione che, come un puzzle, organizza fonti, numeri e dichiarazioni per provare a ricostruire come l’accusa di genocidio rivolta a Israele – praticamente con gli incendi del 7 ottobre non ancora domati – si sia formata e quanto sia irricevibile sul piano dei fatti. Non è un lavoro neutrale. Chi l’ha commissionato non se ne arroga il diritto. D’altra parte, cosa vuol dire neutrale? “The Gaza GenoLIE” è un tentativo di sottoporre a verifica una ricostruzione che, nel dibattito pubblico, è ormai assunta a verità rivelata. Come è altrettanto evidente il riflesso automatico per cui qualsiasi tentativo di incastrare i pezzi, che non parta dal presupposto per cui a Gaza si è commesso un genocidio, non merita nemmeno di essere preso in considerazione.
La guerra nella Striscia è diventata un bazar di numeri poi modificati, dichiarazioni smentite, ricostruzioni giornalistiche spacciate per certezze, immagini palesemente artefatte premiate per la loro autenticità, ma ancor più categorie giuridiche utilizzate come etichette da appiccicare sui barattoli della marmellata. Il problema è che oggi nessuno sembra voler tornare indietro. La verifica anche di quello che è evidentemente falso è una perdita di tempo. La sentenza collettiva per cui Israele avrebbe le mani grondanti di sangue è stata emanata. Non c’è più spazio per l’appello. Contestare quindi la definizione di genocidio significa negare le vittime e la distruzione di Gaza. Su chi lo fa pende immediatamente l’accusa di nazi-sionista.
Certo, qualcuno potrà dire che anche “Gaza GenoLIE” è uno studio di parte. È l’ennesimo tentativo di ribaltare la verità. Nella polemica a oltranza, l’obiezione ci sta. Ma allora bisogna fare una domanda speculare a chi difende a priori le ragioni dei gazawi. Chi tra loro si è mai davvero impegnato, con la stessa sistematicità, a fare luce sui fatti? A verificare le proprie fonti? Ammesso e non concesso che Israele sia uno Stato genocidario, tra i suoi detrattori c’è ancora chi si ricorda che Hamas – autore del pogrom del 7 ottobre, fornitore di tutte le informazioni e di tutti i dati che circolano in merito a Gaza – è un gruppo terroristico il cui unico scopo, dichiarato per statuto dalla sua nascita nel 1987, è la cancellazione dello Stato di Israele, prioritaria addirittura alla creazione di uno Stato palestinese? Dato verificabile.
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