Flavio Tosi, oggi europarlamentare di Forza Italia, è stato per anni uno dei volti più importanti della Lega. Sindaco di Verona per due mandati, fu a lungo considerato tra i possibili successori di Matteo Salvini alla guida del partito, prima della rottura politica con il leader leghista. La vicenda dei video contestata in questi giorni da Sigfrido Ranucci risale a quell’epoca, quando una parte della sinistra lo considerava il più temibile incumbent, l’astro nascente che avrebbe potuto cambiare segno alla Lega.

Tosi, ci aiuta a ripercorrere la vicenda dei video contestati da Ranucci, dei quali il Riformista si era occupato per primo?
«Quando ero sindaco di Verona e uno dei sindaci più amati d’Italia, ed ero lo sfidante più vicino alla leadership del Carroccio, Ranucci decise che ero troppo pericoloso: cercava materiale per costruire un’inchiesta contro di me. Venne a stare a Verona non so quanto tempo. Arrivò anche a cercare un mio presunto video di natura erotica, che naturalmente non esisteva».

E a quel punto qualcuno pensò di tirargli uno scherzo…
«Più che altro, di registrarne le ammissioni. Sergio Borsato, che allora era un mio avversario nella Lega, mi avvertì. Io non mi fidavo di lui e gli dissi: dimostrami che è vero. Così andò a Roma, a pranzo in un ristorante con Ranucci e lo registrò con una microcamera nascosta».

Che cosa emerge da quel filmato?
«Ranucci parla per circa un’ora e mezza della volontà di fare una trasmissione per distruggermi, per demolirmi. E parla anche delle sue presunte protezioni, dei rapporti fortissimi che ha con alcune procure e con i servizi segreti. Dice inoltre a Borsato di non preoccuparsi per i soldi, perché quelli della Rai li avrebbe potuti usare come voleva, scrivendo sulle fatture ciò che voleva».

FLAVIO TOSI POLITICO

Ranucci ne contesta l’autenticità, parla di audio artefatti, dice che i video siano tagliati…
«Sono spezzoni, certo, perché non produco quasi due ore di registrazione quando devo denunciare singole frasi che ritengo gravi: tengo quel che c’è di rilevante. Ma non sono video manomessi. Dodici anni fa non c’era l’intelligenza artificiale con cui taroccare audio e video. Sono tagli di montaggio, fatti per estrarre le parti pertinenti. È diverso dal dire che siano falsificati».

Lei presentò una denuncia. Poi Ranucci la querelò.
«Sì, ma anche questa vicenda viene raccontata male. Io denunciai quella che ritenevo una tentata diffamazione aggravata. Ranucci mi querelò invece per una frase che avevo pronunciato dopo la trasmissione. Gli diedi della “merda”, e su questo ha vinto la querela. Ma non perché fosse stato stabilito che tutto quello che aveva detto nella trasmissione fosse vero. Sono due cose completamente diverse».

Oggi il caso coinvolge anche Lavitola. Cosa la colpisce di questa vicenda?
«Il disegno che potrebbe esserci dietro. E comunque la mia convinzione personale è che Ranucci difficilmente poteva non sapere dell’attentato. Ma questo si vedrà più avanti. Perché, se una persona che è il tuo migliore amico mette una bomba e non ti avvisa, è una cosa surreale».

A quale disegno si riferisce?
«A un disegno nel quale si usano le bombe – peraltro gli stessi materiali e con le stesse modalità della Camorra – per fare in modo che una persona possa diventare Presidente del Consiglio. Lavitola ha sempre parlato della possibilità che Ranucci diventasse leader del campo largo e poi Presidente del Consiglio. Era stato persino commissionato un sondaggio. Se un gruppo criminale mette le bombe per favorire qualcuno che vuole diventare premier, siamo davanti a una cosa decisamente grave. E in questo disegno la televisione di Stato diventa l’amplificatore».

Che ruolo avrebbe Report in questo sistema?
«Quando Report interviene politicamente, agisce in sintonia con un certo sistema di potere. Lo dico anche sulla base di quello che ho vissuto personalmente. Pochi giorni prima delle elezioni regionali in Veneto, Ranucci mi dedicò una parte della trasmissione riproponendo le stesse cose di dodici anni prima. Non c’era praticamente nulla di nuovo. E lo fece la settimana prima del voto».

Per salvare il salvabile di Report va cambiata la conduzione?
«Sì. Per tutelare Report va tolto Ranucci dalla conduzione. Se anche ammettessimo che non sapesse nulla, resta il fatto che il suo migliore amico è un pluripregiudicato con amicizie ambigue nell’ambito della criminalità organizzata campana. Che credibilità può avere una trasmissione con una conduzione simile?».

Ma Report è solo Ranucci?
«No. Il problema è il modo in cui Report interviene nella politica. È una trasmissione che, quando fa inchieste politiche, è clamorosamente di parte e interviene con un tempismo inammissibile e ingiustificabile, a ridosso delle elezioni. È successo anche con Giovanni Toti, massacrato a urne aperte. Oggi si viene a sapere che Toti era innocente».

Che cosa dice questo dell’Italia di oggi?
«Che siamo purtroppo a mollo in una situazione di populismo giudiziario. Siamo l’unica democrazia dove il primo potere dello Stato è la magistratura. E questo è già di per sé un sovvertimento dell’ordine democratico».

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Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.