Il presidente bloccato da un giudice federale
Trump perde la guerra degli accrediti stampa: CNN, MsNow e Politico potranno entrare alla Casa Bianca
Ieri un giudice federale ha ordinato all’Amministrazione Trump di ripristinare immediatamente gli accrediti stampa di tre testate giornalistiche (CNN, MSNOW, POLITICO) dopo che il Presidente aveva deciso di vietare l’accesso dei giornalisti dei gruppi sopra citati al pool della Casa Bianca, accusandoli di fare “propaganda” contro l’Amministrazione. Il vicepresidente JD Vance aveva appoggiato la validità del divieto di accesso, sostenendo che le testate in questione pubblicherebbero storie per il 92% (sic) contrarie al Presidente, risultando così non rappresentative della proporzione dell’approvazione o della popolarità del Presidente e dei Repubblicani.
Una giustificazione debole quasi quanto l’asserzione ufficiale del Dipartimento di Giustizia, che ha difeso la scelta ragionando su due fronti: in primis, l’idea che l’accesso alla Casa Bianca sia un privilegio piuttosto che un diritto, disarticolata dall’ordine del giudice, il quale ha stabilito che, una volta acquisito l’accesso, una testata abbia il diritto di essere avvisata per tempo e motivatamente prima che venga revocato. Il secondo motivo, ancora più particolare, è quello secondo il quale le fake news contenute nei report delle tre testate bandite avrebbero potuto creare problemi addirittura per la sicurezza nazionale. La storia era nata lo scorso 18 settembre, con il Presidente che su Truth aveva annunciato il bando delle testate, provocando la reazione delle altre grandi testate nazionali, che in segno di solidarietà con le vittime del divieto di accesso avevano ritirato i propri giornalisti dal pool della Casa Bianca. Tra queste, anche Fox News, storicamente vicina ai Repubblicani e al Presidente.
L’ordine del giudice, che non ha natura definitiva, ma impone all’amministrazione di concedere l’accesso alle tre testate per almeno 14 giorni, in attesa di un giudizio definitivo sulla questione, pur suggerendo che il divieto sia probabilmente incostituzionale, in violazione del Primo Emendamento. Il Presidente si era sin da inizio settimana scagliato contro il giudice (nominato da Trump stesso durante il suo primo mandato), definendolo “totalmente infedele” sui social media.
Dalla questione Jimmy Kimmel, che vide il suo show cancellato nel settembre 2025, fino all’intervista di James Talarico sempre da Kimmel, che non venne trasmessa in onda per timore di ritorsioni da parte delle autorità federali, i paladini del free speech repubblicano sembrano possedere un rapporto particolare con quei media che, liberamente, decidano di criticare l’amministrazione. La libertà di stampa ha vinto alcune delle battaglie combattute fino ad ora, ma la guerra d’attrito con l’amministrazione continua. L’argine del Primo Emendamento è fondamentale, ma il silenzio dei repubblicani di fronte alla violazione di un loro baluardo morale rischia di fare ancora più danni agli Stati Uniti.
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