L'intervista
Ucraina al voto? Pirozzi: “Ad oggi non ci sono le condizioni, c’è un allarme antiaereo ogni due ore”
Nel quadro politico interno funestato da nuovi scandali di corruzione l’ex ministro della difesa ucraino, Mychailo Fedorov, ha rotto un tabù. Ha chiesto di andare al voto. Nicoletta Pirozzi, vicedirettrice dell’Istituto Affari Internazionali, ne valuta i pro e i contro. «In Ucraina è in vigore la legge marziale e, sulla base della Costituzione, non è possibile tenere elezioni in queste condizioni. Sarebbe quindi necessario intervenire sul quadro costituzionale e Zelensky, anche lo volesse, avrebbe bisogno del sostegno delle opposizioni, che al momento non sembrano favorevoli a questo cambiamento.
Ma Zelensky è personalmente favorevole al voto?
«La sua è la linea ufficiale del governo. Le elezioni si terranno quando ci saranno le condizioni per farlo. Che oggi non ci sono. Ai vincoli giuridici, si aggiungono problemi politici e pratici. Cosa significa organizzare una consultazione elettorale mentre continuano a cadere le bombe russe? Una parte del Paese è occupata e una quota rilevante della popolazione è sfollata o si trova all’estero. Organizzare delle elezioni da considerare realmente libere, corrette e democratiche sarebbe oggettivamente complicato».
Dal punto di vista di Mosca, sarebbe più conveniente colpire le elezioni o cercare di condizionarle?
«Sicuramente cercare di condizionarle attraverso i noti strumenti di propaganda, disinformazione, attacchi cyber. È una minaccia che vediamo già nei nostri Paesi europei. Pensiamo solo alla Romania».
E cosa si può dire di un’eventuale influenza Usa?
«La posizione di Washington appare piuttosto ambigua. In passato, Trump ha messo in discussione la legittimità di Zelensky. E anche la recente uscita di Fedorov suscita qualche interrogativo. Sicuramente ha giocato sulla propria volontà di emergere come possibile nuovo leader dell’Ucraina. Ma dopo una presa di posizione così clamorosa, in un momento delicato per Zelensky, non so quanto questo possa averlo favorito presso l’opinione pubblica ucraina. Nei sondaggi più recenti il sostegno a Zelensky rimane comunque elevato».
Il semplice fatto di discutere oggi della legittimità di Zelensky non finisce per favorire Mosca?
«Sì. La narrativa russa punta esattamente a delegittimare il governo ucraino sostenendo che non si siano tenute elezioni. Ma il motivo per cui le elezioni non si sono svolte è proprio la guerra e che una parte del Paese sia occupata dalla Russia».
La posizione europea, infatti, sembra decisamente più prudente.
«Bruxelles sostiene le elezioni il prima possibile, ma soltanto quando esisteranno le condizioni perché siano veramente democratiche e libere. Organizzare una consultazione esposta al rischio di problemi logistici, brogli e interferenze straniere avrebbe poco a che fare con la democrazia».
La difficile situazione economica e sociale dell’Ucraina potrebbe però aumentare la pressione per tornare alle urne?
«Al momento mi sembra che siamo soprattutto di fronte a giochi di palazzo, nei quali peraltro il ruolo degli attori esterni – Russia e Stati Uniti – non è affatto secondario».
In concreto, oggi queste condizioni esistono o no?
«In Ucraina c’è un allarme antiaereo ogni due ore. Questa è già la situazione a Kiev. In altre zone del Paese è anche peggiore. Ci son poi le zone occupate dalle truppe russe. Ecco, come si può pensare di organizzare elezioni realmente rappresentative in un contesto simile? Per questo, al momento, vedo nel dibattito soprattutto la volontà di alcuni soggetti, come Fedorov, di conquistare spazio e visibilità politica, più che una vera contestazione a Zelensky».
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