La quiete prima della tempesta accompagna quelle che potrebbero essere le ultime ore di Sigfrido Ranucci alla conduzione di Report, nell’arsura di un agosto mai così caldo in Rai. Per l’azienda il dato è tratto: le ultime riunioni sembrano aver delineato lo scenario di uno spostamento di Ranucci ad altro incarico, in una posizione compatibile con il suo profilo, anche per evitare contenziosi su un presunto demansionamento. Bocche cucite sul ruolo che verrà proposto al giornalista nella giornata di oggi, a chiusura di una settimana di incontri e riflessioni.

“Ultime ore di Ranucci a Report”. Massima prudenza sull’uscita

La Rai vuole muoversi con la massima prudenza. L’Ufficio legale e le Risorse umane sanno a quale destino vanno incontro: ricorsi incrociati, interdittive, una causa per demansionamento accompagnata dal battage sui social. E se un giudice amico finisse per favorire Sigfrido Ranucci magari in primavera, rimettendolo manu militari alla conduzione di Report, proprio sotto elezioni? L’ipotesi va scongiurata in ogni modo. Per questo l’azienda si muove con cautela: serve un’offerta congrua, difficilmente impugnabile, ma che al tempo stesso metta il conduttore nella condizione di non nuocere ulteriormente all’immagine dell’azienda.

Chi ci sarà al posto di Ranucci

Diverso il discorso per il futuro della trasmissione d’inchiesta, per la quale avrebbe ormai preso quota, secondo quanto appreso da LaPresse, una soluzione interna alla squadra di Report. L’obiettivo sarebbe valorizzare i molti professionisti che vi lavorano, compresi alcuni giovani considerati molto promettenti. Nella nuova formula i servizi potrebbero essere lanciati di volta in volta da una o più professionalità presenti nel programma. I nomi che circolano con maggiore insistenza dalle parti di via Teulada sono Giulia Innocenzi, Giorgio Mottola e Giulio Valesini, ma non è escluso che si possa uscire da questa triade, sempre restando all’interno dell’attuale team di Report. E proprio qui si apre il capitolo più delicato. Al di là delle posizioni di facciata, evidentemente ancora «ispirate» dalla vecchia gestione, nella redazione di Report sanno che un cambio di passo è necessario e urgente. E quanto prima verrà fatto, tanto meglio sarà per il lavoro di tutti: a via Teulada ora serve serenità, autonomia e una prospettiva editoriale chiara.

Lo spunto

Gli inviati hanno messo nero su bianco la loro contrarietà a qualsiasi soluzione esterna: «Esprimiamo la nostra contrarietà a qualsiasi ipotesi di conduttore e capoautore esterno alla guida di Report». Il documento interno arriva alla luce delle voci sulla possibile rimozione di Ranucci e non lascia spazio a molti equivoci. «È ormai evidente come l’annunciata rimozione di Sigfrido Ranucci dalla conduzione di Report abbia a che fare solo in parte con la vicenda Lavitola e che segua in realtà un preciso disegno politico», scrivono gli inviati, accusando alcuni gruppi editoriali legati a partiti della maggioranza di avere preso di mira la trasmissione, Certo, se gli ultimi nostalgici di Ranucci arrivano addirittura a indicare il Corriere della Sera di Urbano Cairo — tra i quotidiani più severi e puntuti nell’indagare la vicenda Lavitola-Ranucci — come punta di lancia dei «gruppi editoriali vicini alla maggioranza», allora, povera Rai. Nell’impasse, può rivelarsi utile una nostra mano in questa strettoia evidentemente sofferta per Report. Volendo aiutare gli autori a individuare i temi per la catarsi e la discontinuità necessaria, qualche spunto potremmo anche suggerirlo. Per esempio: la famiglia Lavitola aveva avuto rapporti risalenti nel tempo con il clan camorristico Senese, attivo tra Napoli, Latina e Roma? Una domanda da sottoporre, naturalmente, a documenti, atti giudiziari e verifiche, come dovrebbe essere nella migliore tradizione del giornalismo d’inchiesta.

Poi c’è il mercato ittico a Roma. Le aziende che commercializzano pesce nella Capitale come si interfacciano tra loro? Quali rapporti emergono tra i diversi operatori? E quali erano i rapporti commerciali della Delimed, società di cui Sigfrido Ranucci è stato amministratore unico? Quali clienti serviva? Anche qui, carte e documenti alla mano, ci sarebbe materiale per una bella ricostruzione. E poi c’è la storia delle società riconducibili a Massimiliano Ranucci, uno dei due fratelli di Sigfrido. Diciannove aziende aperte e chiuse in pochi anni, nella stessa area ma con attività differenti. Una domanda da Report? Cosa raccontano quei movimenti di denaro? Una perizia sui flussi finanziari potrebbe forse aiutare a capire. E magari ci uscirebbero due puntate.

Nell’ultima, poi, si potrebbe raccontare a bassa voce, con la musica giusta, uno schema che meriterebbe almeno di essere verificato: molte società, molte cancellazioni, ruoli amministrativi e di liquidazione che ricorrono, soggetti che riappaiono in società collegate, sostituzioni nella fase terminale delle aziende. Prendiamo la stessa Delimed, rimasta attiva dal 2004 al 2017. La sostituzione di Massimiliano Ranucci con il liquidatore Amyas Creppy avviene il 23 novembre 2015. Il 16 dicembre, appena 23 giorni dopo, viene approvato il bilancio finale. Il 7 gennaio la società viene cancellata. Tre date. Una sequenza. Nessuna sentenza, nessuna conclusione precostituita. Solo domande. Quelle che, in fondo, un programma d’inchiesta dovrebbe continuare a fare. Anche quando cambiano conduttore, capoautore e musica.

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Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.