Una proposta per il 1° maggio: festeggiamo lavorando

Vorrei dare un’idea a questo governo che sembra averne di assai poche e confuse. Il culmine lo ha raggiunto il premier Conte nella consueta conferenza stampa di domenica sera a favore di follower. Doveva spiegare agli italiani come si sarebbe inaugurata l’attesissima Fase Due, ma ha inaugurato la Fase Dubbi: nessuno, dopo la sua parlantina di oltre trenta minuti, ha capito cosa succede il 4 maggio, per chi e come. Nessuno sa quali sono i comportamenti ammessi e quali no. Soprattutto, non c’ha capito niente chi deve ricominciare a lavorare, a produrre, a prendere i mezzi per recarsi sul luogo di lavoro, chi deve riaprire le aziende e mettere in sicurezza i dipendenti e i collaboratori. Sappiamo solo, tutti, che dovremo convivere pericolosamente col virus senza che nessuno ci abbia detto in che modo, ma sappiamo anche con altrettanta chiarezza che le improvvisazioni e le confusioni di Conte & company stanno impallinando anche le scarne speranze che le piccole e medie aziende italiane riponevano in una ordinata e tempestiva ripresa delle attività.

Da qui allora l’idea, non provocatoria: aboliamo per quest’anno la Festa del Lavoro. Sospendiamo la causa pandemia. Rendiamo lavorativo il Primo Maggio, prima volta da quando è stato istituito. Il governo dia un segnale a costo zero, mostri di aver capito che stiamo purtroppo affacciandoci su un mondo totalmente diverso da quello che conoscevamo, e si dimostri abile nel riconvertire le vecchie abitudini in abitudini economiche, nel vero senso del termine. L’Italia ne ha drammaticamente bisogno. Il governo trasformi il Primo Maggio in una giornata per la Salvaguardia del lavoro, una giornata che onori sì chi lavora, semplicemente consentendogli di farlo.

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Lo trasformi in un giorno di produttività in più, dopo mesi in cui il nostro Paese è stato immobile, improduttivo, e dove le prospettive del nostro Pil per quest’anno viaggiano attorno al meno 10 per cento. Ora che c’è un bisogno dannato di ripartire, che non c’è più tempo da perdere, consenta un giorno in più, e anche di tanta rilevanza simbolica, alle aziende che già lavorano e a quelle che si preparano a riprendere. Permetta, così, anche di non dover pagare il festivo a chi deve lavorare il Primo Maggio. E’ un piccolissimo aiuto, minuscolo, a chi quegli stipendi deve pagarli, ma dimostrerebbe più di tante parole che il governo ha capito, che le aziende hanno bisogno di tutti gli aiuti possibili, anche minimi. Adesso, non a giugno o luglio o chissà quando.

Credo che questo sia anche il modo migliore per onorare i tanti morti sul lavoro di questi mesi, a cominciare dai medici e dagli infermieri che si sono sacrificati al Coronavirus: lavorando, ripartendo. Dando il segnale che non c’è niente da festeggiare, se non l’urgenza e la voglia di riprendere a vivere senza perdere ulteriore tempo. Se vogliamo credere che sia ancora vero che l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro, dimostriamolo con un nuovo Primo Maggio.

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