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Veneto, da lavoro stagionale all’assunzione. Ma 189mila posti rischiano di rimanere scoperti
Ventiquattromila. Tante sono state, nel 2025, le domande di conversione del permesso di soggiorno da lavoro stagionale a lavoro subordinato: quasi il quintuplo dei cinquemila posti che il decreto flussi 2023-2025 aveva messo a disposizione prima che il decreto legge 145, a fine 2024, cancellasse per quelle pratiche sia le quote sia l’obbligo del click day. Nella classifica per regione il Veneto è in testa. Il dato dice una cosa sola: il tetto non misurava il fabbisogno, lo comprimeva.
Per i nuovi ingressi, però, il meccanismo resta quello di prima. Il decreto flussi per il triennio 2026-2028 fissa un tetto complessivo di 497.550 ingressi, di cui 164.850 per il solo 2026 e circa 267 mila destinati al lavoro stagionale in agricoltura e turismo, e conferma il click day come modalità di presentazione delle domande, con date scaglionate a partire dal 12 gennaio per gli stagionali agricoli. Le imprese con un fabbisogno reale competono per quote assegnate a colpi di clic, e molte restano fuori pur avendo già individuato la persona da assumere.
Sullo sfondo c’è la contabilità demografica, che nessun decreto corregge: l’Osservatorio regionale di Veneto Lavoro stima che nel 2030 possano restare scoperti in Veneto circa 189 mila posti, per il calo della natalità e l’invecchiamento della popolazione, mentre già oggi oltre cinquantamila stranieri ogni anno fanno il primo ingresso nel mercato del lavoro regionale e la componente straniera pesa per circa un terzo delle nuove assunzioni.
Dove il canale regolare si stringe, il reclutamento trova strade laterali. Il ciclo di audizioni sul caporalato aperto dalla Quarta commissione del Consiglio regionale ha messo a fuoco le cooperative prive di una vera struttura imprenditoriale, che si limitano a fornire manodopera con contabilità opaca ed evasione contributiva, e una vita aziendale che si chiude in fretta. Le stesse audizioni hanno affrontato le interconnessioni fra quest’area grigia e le modalità di infiltrazione della criminalità organizzata nel tessuto economico regionale, percorso proseguito a maggio con l’audizione della procuratrice di Venezia Alessandra Dolci. È il punto in cui il fabbisogno produttivo e la questione della legalità smettono di essere due dossier separati.
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