Quello di Bishkek non è stato un vertice come gli altri. Il summit dell’organizzazione per la cooperazione di Shanghai è giunto infatti con l’Iran impegnato nella complicata fase di “né guerra né pace” con gli Stati Uniti e con la Russia che da quattro anni e mezzo prosegue la sua invasione dell’Ucraina e che è nel pieno dell’escalation missilistica contro Kyiv. E queste due guerre si intrecciano in un complesso sistema di interessi in cui una superpotenza, la Cina, prova a ridisegnare gli equilibri di forza globali con gli Usa.

Una partita difficile, quella del presidente Xi Jinping, che si gioca inevitabilmente anche sul rapporto con l’omologo russo Vladimir Putin. Come ha scritto il New York Times, le due guerre in corso e il vertice della Sco certificano che il peso negoziale di Pechino è cresciuto in quest’ultimo periodo. Donald Trump appare troppo imprevedibile e gli alleati non si fidano troppo di Washington. Inoltre, entrambi i conflitti, quello nel Golfo e quello in Ucraina, si basano anche su quanto la Cina possa fare da salvagente a Russia e Iran disinnescando la minaccia delle sanzioni occidentali.

Se però Teheran al momento non è in grado di fare troppi calcoli, per Mosca la questione è diversa. Molti, anche all’interno della Federazione, considerano questa partnership con Pechino decisamente sbilanciata in favore del Dragone. Le repubbliche dell’Asia centrale stanno passando dalla tradizionale orbita russa a quella cinese. E anche se Xi ha ribadito anche ieri che le “fondamenta delle relazioni bilaterali diverranno più solide”, alcune crepe esistono. Una, in particolare, è quella del gasdotto Power fo Siberia 2.

I russi si aspettavano una svolta positiva per finalizzare un’infrastruttura che dovrebbe trasportare fino a 50 miliardi di metri cubi di gas all’anno dalla Siberia alla Repubblica popolare. I funzionari cinesi puntano però a un forte sconto sulle forniture, possibilmente con un prezzo identico a quello del mercato interno russo. La Cina fa leva sul fatto che la Russia, in assenza di clienti europei e altri in Asia, per il gas siberiano può rivolgersi solo al Dragone. Inoltre, a fine 2027 l’Unione europea confermerà il divieto totale di import di gas russo. Pechino, quindi, può aspettare. E la sua posizione di vantaggio sul Power fo Siberia 2 è una posizione di forza che si traduce in particolare sul piano geopolitico.

La cosiddetta “amicizia senza limiti”, del resto, è sempre stata molto più vicina alle esigenze cinesi di quelle russe. E proprio per provare a svincolarsi da questo rapporto sempre più complesso con la Cina, il Cremlino deve provare a riaprire le porte dell’Occidente. Quantomeno degli Stati Uniti. La sponda potrebbe essere proprio Trump, visto che il presidente Usa non ha mai chiuso definitivamente a Mosca. La partecipazione del russo Anton Siluanov alla ministeriale Finanze del G20 ad Asheville, in Carolina del Nord, è stato un segnale. Un segnale definito “preoccupante” da molti rappresentanti europei, a cominciare dal vicecancelliere e ministro delle Finanze tedesco Lars Klingbeil. Il commissario europeo per l’Economia Valdis Dombrovskis ha ammesso di avere “problemi” a parlare con i russi. “È una questione di rispetto per le vittime” ha detto. Secondo Reuters, il segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent, avrebbe detto a Siluanov che i loro Paesi non potranno firmare accordi finché non sarà risolta la guerra in Ucraina. Ma l’obiettivo di Putin potrebbe essere quello di partecipare al G20 di Miami che si terrà il prossimo dicembre.