“La firma dell’Accordo di Libero Scambio segna una svolta storica. Europa e India rappresentano insieme un quarto del PIL mondiale. Un mercato di oltre due miliardi di persone. L’UE è il primo partner commerciale dell’India”, spiega Antonio Bartoli, ambasciatore italiano a New Delhi, delineando il valore generale e profondo della recente intesa raggiunta sulla creazione di un FTA tra India e UE.

“L’Accordo – ricorda in una conversazione con Formiche.net – porterà significative riduzioni delle barriere tariffarie, aprendo importanti prospettive alle aziende italiane desiderose di espandersi sul mercato indiano. Penso ai macchinari industriali e ai componenti auto. Alla chimica e alla farmaceutica. Ma anche ai vini, il cui dazio scenderà a regime dall’attuale 150% fino al 20%. E ad altri prodotti come olio e pasta, i cui dazi saranno azzerati”. C’è un obiettivo concordato tra i governi di Italia e India: portare l’interscambio a 20 miliardi di euro entro il 2029. “Più commercio significa più investimenti”, ricorda Bartoli. “E anche più occupazione e mobilità di talenti e professioni. Siamo la seconda manifattura d’Europa e l’India guarda con grande interesse alla collaborazione con l’Italia in diversi settori di nostra riconosciuta eccellenza: meccanica e macchinari agricoli, design industriale e arredo, industria della difesa e dello spazio, economia circolare, tecnologie per cultura e sport e tanto altro. Con questo accordo porteremo più Italia in India e più India in Italia”.

Se c’è un progetto che può risultare abilitante per questo accordo, quello è probabilmente IMEC. Il corridoio di connettività che dovrà unire India, Medio Oriente ed Europa è “una prospettiva su cui lavorare con convinzione e visione, anche al di là delle perduranti tensioni in Medio Oriente”. Tuttavia, nel frattempo, Italia e India “possono partire con progetti concreti e funzionali al successo del corridoio”, spiega l’ambasciatore. “L’essere penisole proiettate in un comune bacino, l’Indo-Mediterraneo, sempre più integrato e interdipendente, conferisce ai nostri Paesi visioni e interessi convergenti”. Al di là della lettura strategica, c’è un piano pratico: “Intendiamo creare un corridoio per procedure di sdoganamento portuale accelerate e digitali. Completeremo presto la posa di un cavo digitale sottomarino per il traffico dati ad alta velocità tra i nostri mercati. E approfondiremo sempre più le sinergie nei settori delle infrastrutture, della logistica e dell’energia”. In discussione anche un asse di connettività tra Trieste e Mumbai. La Farnesina ospiterà inoltre il prossimo 17 marzo a Trieste una conferenza, aperta a Paesi partner e vicini europei, per mobilitare il settore privato a sostegno del progetto IMEC, incontro nel quale Bartoli auspica “una nutrita presenza di aziende e interlocutori dall’India, così come dagli altri Paesi lungo il corridoio”.

Cybersecurity, contrasto alle minacce ibride e al terrorismo, collaborazione nell’industria della difesa e altro ancora sono invece i principali elementi di connessione sul piano della sicurezza, temi emersi con forza durante la recente visita della leadership europea a New Delhi in occasione della Festa della Repubblica indiana, quando si è raggiunta l’intesa definitiva sul FTA. “L’Italia si è mossa già da tempo in questa direzione”, evidenzia Bartoli, sottolineando che “sicurezza e difesa sono al centro del piano d’azione congiunto adottato nel 2024 dai premier Meloni e Modi”.

Sul piano operativo, pochi giorni fa Leonardo e Adani hanno siglato una nuova alleanza nel settore elicotteristico. “Siamo al fianco dell’India per collaborare in progetti di coproduzione, co-sviluppo e condivisione di tecnologie e servizi di alta qualità. Insieme a Delhi, sosteniamo i principi di stabilità, libertà di navigazione e tutela dei commerci nell’Indo-Mediterraneo. Abbiamo intensificato la presenza di navi militari nei porti indiani e svolto esercitazioni congiunte tra le nostre Marine. Presto avvieremo anche un dialogo sulla sicurezza marittima, per incrementare la condivisione di buone pratiche, lo scambio di informazioni e l’interoperabilità dei nostri assetti”.

Emanuele Rossi

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